OGGI VI DICO CHE… CONTRO LA DEPRESSIONE

“Come al solito mi svegliai verso le 5.30. I primi tempi avevo cercato di restare a letto,  sperando di riaddormentarmi. Non mi riaddormentavo però, e finivo avviluppato in pensieri ossessivi e tristi…“ (Gianrico Carofiglio, “Testimone inconsapevole”, Sellerio Editore Palermo, 2014).

ATTUALIZZANDO… IL MALE ORSCURO, VOGLIAMO PARLARNE?

depressione

Oggi mi sento in vena, più che mai, di verità. Ed ecco un tema intrigante: la depressione, o meglio il male oscuro, secondo il celebre titolo del romanzo di Giuseppe Berto. Il protagonista del bel libro di Gianrico Carofiglio – magistrato, eccellente narratore – racconta uno stato d’animo diffuso, negli stati depressivi. Non si riaddormenta, è soffocato da pensieri inquietanti. A me, e ad altri, succede il contrario: mi riaddormento dopo qualche ora, per poi risvegliarmi, e tra una tregua del sonno e un’altra, mi cullo, come fosse una ninna nanna, nella depressione, lasciando che mi vengano in mente i pensieri filosofici più insolubili, e non solo! Ci sono anche pensieri su problemi materiali, a cui devo trovare una soluzione; ci sono i ricordi, gli errori commessi, che probabilmente rifarei; ci sono incubi sentimentali, con la coscienza delle mie inadempienze. Sembra un quadro terribile, forse lo è: però funziona come una ninna nanna, con la languida speranza che, alla fine, tutto si risolverà. Scrivo tutto questo, e mi scuserete spero, con la consapevolezza del rischio di portarvi disagio, o addirittura di immalinconirvi, o peggio, di provocare una replica eloquente: ma che ce ne importa, a noi? Verissimo, ma mi sono confidato perché molti probabilmente proveranno un senso di immedesimazione: amici psicologi e psichiatri mi dicono che si tratta di uno stato dell’animo sempre più comune. Ma, sopratutto, amici miei depressi, vorrei dirvi: non pensate anche voi, come me, che la depressione sia una eccellente condizione intellettuale, anche uno stato di grazia, e che solo persone di un certo livello culturale riescano a esserne, con conforto, consapevoli? Perché tutti, o quasi, vivono momenti o lunghe stagioni di infelicità e depressione. Ma esserne consapevoli è un dono direi divino, se credessi nell’esistenza degli dei. Di più: con riferimento alla televisione, tutti coloro che vediamo in scena, in particolare i talkisti, gli opinionisti, i fancazzisti della chiacchiera, ma anche le anatrelle giulive, i conduttori di lungo corso, i viandanti che casualmente passano sotto i riflettori e si intrufolano nelle nostre case, e soprattutto i poveri infelici, vittime di qualche tragedia, e tirati in ballo per rispondere alla geniale domanda “ma lei cosa prova in questo momento?” (per la perdita atroce di un figlio o di un genitore, ad esempio)… Questa ciurma variegata, questo stormo di corvi e uccellini impazziti o impauriti, che cosa mai proverà, al fondo della loro anima? Saranno e sapranno di essere felici, o infelici, o inquieti o depressi? Comunque sia, mi chiedo sempre: ma non sarebbe meglio, anche terapeuticamente, che se ne stessero a casuccia, a interrogarsi su se stessi? So bene cosa pensate: fuori i nomi!Li farò, li farò. Per ora vi dico: quasi tutti. Sarà forse il video a trasmettere l’omogeneizzazione, in una unica desolata umanità, in una disperante incoscienza di sé.

PERSONALE/ E ALL’IMPROVVISO, IERI, MI SALVARONO I CUGINI

smile

Questa confidenza, ve la faccio, amici depressi o a rischio di depressione, per consolazione: all’improvviso può succedere che qualcosa accenda lumi di energia e di speranza. Ieri per me è stata una giornata speciale, grazie all’incontro con due cugini. Lui, cugino acquisito: Alfredo Danesi, ex re del caffè (ha lasciato un anno fa l’azienda di famiglia), un uomo a cui la vita non ha negato nessuna esperienza, forse lo ricorderete vittima, quarantanni fa, di un rapimento per fortuna andato a buon fine, Siamo stati a pranzo al Cuccurucù, ci siamo scambiati i soliti cenni sulla nostra salute, chiacchiera tipica dopo una certa età: Abbiamo scoperto di avere tanti interessi in comune, in primis la passione per il futurismo, lui ha visitato la mostra meravigliosa al Guggenheim di New York, io ho pubblicato da poco un libro dedicato a Rosa Rosà, importante personaggio del movimento di Marinetti, e sono amico dell’ultima futurista, Lina, per me Linuzza, Passalacqua, prestigiosa pittrice ancor oggi. Poi la chiacchiera è caduta sul mio diabete e Alfredo mi ha rivelato che Gabriella, sua cognata e mia diletta cugina di sangue, è amica di un gran diabetologo italiano, che oggi vive a Miami. “Ma non sono miliardario come voi, mica posso andare a Miami per curarmi!”, l’ho interrotto. Niente da fare. Mi ha ingiunto di chiamare Gabriella, per farmi soccorrere. Mi è sembrato subito un preteso meraviglioso. Adoro Gabriella, che illuminò la mia infanzia e ispirò un mio romanzo giovanile, tradotto anche in un film. Lei è la persona forse dotata di maggior energia al mondo. Vive tra Parigi e New York, giustamente snobba un po’ la nostra decadente Italietta, è stata attrice con Bunuel e Pasolini, oggi si occupa di teatro, come produttrice e autrice. Le ho mandato un sms: “Dopo aver dato gioia e fantasie alla mia giovinezza, vuoi salvarmi la vita? Ho la glicemia a 300 e rifiuto l’isulina…”. Come un uragano, l’energica, straordinaria cugina si è abbattuta sulla mia statica pigrizia, ha demolito la depressione, ha risuscitato quel po’ di consistenza che resta nelle mie spoglie umane, prossime al congedo. Sms, una lunghissima telefonata, una tempesta di esortazioni. Ho cercato di farle capire che del diabete me ne infischio assai, che ero felice per il fatto di ritrovarla, quasi casualmente. Macché. Incalzando da Parigi con messaggi da totale rianimazione, mi ha ordinato di fare questo e quello, a un certo punto è saltata fuori una coincidenza: sto scrivendo un monologo al femminile per il teatro, d’impulso ha gridato che vuole produrlo lei. Mi fermo qui. Sono uscito rivitalizzato dalla telefonata, ovviamente per qualche ora. Per evitare di accasciarmi nel week end, penserò alla determinazione di Alfredo e alla furia, tempestosa e positiva, di Gabriella. Non è finita, amici: domani, dopo anni, rivedrò Paola, moglie di Alfredo, sorella di Gabriella. E anche lei è una cugina speciale: indaga nei recessi dell’anima, soprattutto riconosce ed esplora le affinità che arrivano, nei secoli, dal sangue comune. Se non vi annoierò, racconterò ancora questa cuginanza imprevedibilmente riaccesa

PAGELLE/ GRANDI AZIENDE DEL CAFFE’

caffè

Il mio gruppo di lavoro sta lavorando a un’analisi e a una conseguente classifica delle principali aziende del caffè in Italia. Ecco una prima selezione:

  • Caffè Danesi. Fondata nel 1905, popolarissima a Roma ma presente in 42 paesi nel mondo. Alfredo, che porta il nome del mitico pioniere e inventore, un anno fa si è separato dal fratello Roberto.
  • Hag. Un marchio di caffè espresso decaffeinato, creato dal tedesco Ludwig Roselius. La prima azienda a livello mondiale del decaffeinato. Roselius usò la catena di montaggio prima di Henry Ford, adesso Hag è di proprietà della multinazionale americana Kraft Foods
  • Illy Caffè. Fondata nel 1933 da un ungherese, Francesco Illy, arrivato a Trieste dopo la prima guerra mondiale. Famoso lo spot che realizzò Francis Coppola, il regista de “Il padrino” (direttore della fotografia Vittorio Storaro, scenografia di un premio Oscar, sule set una troupe di 104 persone per tre giorni di lavorazione a Ostia).
  • Kimbo. Azienda fondata nel 1963, pubblicizzata da testimonial famosi: Pippo Baudo, Massimo D’Apporto, Gigi Proietti…
  • Lavazza. Fondatore, nel 1895 a Torino, Luigi Lavazza: il primo a creare miscele. Nel 1958 nasce il caffè Paulista, con personaggi come Caballero e Carmencita che hanno segnato la storia di Carosello. Successivamente: Nino Manfredi, Paolo Bonolis e Luca Laurenti, Julia Roberts (compenso di 1.200.000 euro per 45 secondi di lavoro senza nemmeno di una parola).
  • Caffè Mauro. Azienda calabrese fondata nel 1949, che lavorava soprattutto con l’Africa. Oggi in difficoltà.
  • Caffè Motta. Nasce nel 2001, con una piccola rivendita di caffè e dolciumi a Salerno; inseguito nasce il brand Caffè Motta, nel 2013 ha sponsorizzato il 96° Giro d’Italia.
  • Nespresso. Una linea di caffè in capsule creata dal gruppo Nestlé nel 1956. Nel 2009 il celebre spot con George Clooney. La sua pagina Facebook conta più di 4 milioni di like.
  • Pellini. Numerosi acquisizioni da Moka Celeste a Moka Adi, da Caffè Roberta a Caffè Guarany. Pellini e il suo staff non amano la standardizzazione, sono al quinto posto, ma non puntano su i grandi e indifferenziati numeri. No al caffè nazionalpopolare, sì al brand di prestigio Pellini Top.
  • Sao Cafè. Il consorzio nasce nel 1971 con crescente estensione in Italia e all’estero, con quattro distinte aziende…
  • Caffè Segafredo. Alla fine degli anni 70 Massimo Zanetti rileva la storica azienda bolognese di proprietà della famiglia Segafredo… Leader nel mercato dei pubblici esercizi. Dopo Lavazza, al secondo posto: un miliardo di euro il fatturato.
  • Caffè Vergnano. Molto antica, l’azienda risale al 1882 a Chieri (Torino), con sede a Santena. Recentemente ha varato il Coffee shop, un progetto che prevede lo sviluppo di una rete in tutto il mondo, per un perfetto espresso made in Italy. A settembre 2014, partnership tra Caffè Verniano e Eataly, per la gestione della caffetteria del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

 

KIRK DOUGLAS ALLA VIGILIA DEI CENTO ANNI

Kirk Duoglas

Oggi ho letto con piacere un paginone di Repubblica che celebra i prossimi cento anni di Kirk Douglas. Un secolo di storia del cinema. Il grande attore ha tenuto a bada l’ictus che lo colpì nel ’96. Delizioso l’articolo di Silvia Bizio, da Los Angeles. Douglas si tiene in forma scrivendo poesie, rivela come combatte la noia, racconta l’amicizia con Richard Burton e con Kubrick. Ho conosciuto Kirk alla fine degli anni 80, in una manifestazione a Campione d’Italia. Strappò un’ovazione di applausi, cominciando un suo discorsetto in questo modo semplice e toccante. Indicò la moglie al suo fianco e disse: “Sono venuto in Italia negli anni 50, in compagnia di questa signora, mia moglie. Dopo trent’anni rieccomi qui in Italia e sono felice di poter dire che al mio fianco c’è sempre lei, mia moglie!”

cesare@lamescolanza.com

27.02.15