RICORRENZE. NATI IL 22 OTTOBRE

Gilberto Benetton, Carlo Bernari, Georges Brassens, Anna Maria Cancellieri, Robert Capa, Catherine Deneuve, Boris Giuliano, Valeria Golino, Gilberto Govi, Frank Liszt, Paola Severino.
MORTI: Paul Cezanne, Stefano Cucchi, Albert Szent-Gyorgyi (scopritore della vitamina C).

 

POESIE…LA LUCCIOLA DI TRILUSSA

“La Luna piena minchionò la Lucciola:
– Sarà l’effetto de l’economia,
ma quer lume che porti è deboluccio…
– Si – disse quella – ma la luce è mia!”
(Trilussa)

 

 

OGGI VI DICO.. . I PUROSANGUE

“C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia all’interiorità di un uomo.”
(Winston Churchill)

“L’aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo.” (Proverbio arabo)

“Non tutti i cavalli sono nati uguali. Alcuni sono nati per vincere.” (Mark Twain)

“A buon cavallo non gli manca sella.” (Giovanni Verga)

“Il più bel monumento equestre sarebbe un cavallo che avesse sbalzato l’uomo di sella.” (Elias Canetti)

I CAVALLI DI RAZZA, MORO E FANFANI

Un tempo i cavalli di razza erano Aldo Moro e Amintore Fanfani. E oggi? Vedo solo ronzini e alcuni promettenti puledri.
Sarebbe molto semplice indicare l’enorme differenza tra la politica che fu e quella di oggi. Ci provo, e mi limito alla democrazia cristiana, il partito che mantenne per cinquant’anni la supremazia del potere politico in Italia. La dc aveva due “cavalli di razza”: Aldo Moro e Amintore Fanfani. Il riferimento equino fu inventato da Carlo Donat Cattin, che probabilmente (non mi spingo a scrivere certamente) parlava seriamente, per una volta rinunciando alla sua abituale impertinenza.

CI SONO PUROSANGUE, OGGI?

Mi chiedo: oggi ci sono purosangue paragonabili a quei due protagonisti? Con evidenza, no: vedo molti ronzini e qualche puledro promettente, per ora niente di più. Negli anni settanta, alle spalle del tandem Fanfani-Moro, nella dc si affollavano (al minimo) questi nomi: Andreotti, Colombo, Forlani, Piccoli, Rumor e Taviani.
C’è qualcosa di simile, oggi? Quei sei personaggi, oltre a Moro e Fanfani, decisero i destini del nostro Paese per molti lustri.

DONAT CATTIN E ANDREOTTI…

Non aggiungo il nome di Donat Cattin: pur potentissimo, fu escluso, per le sue provocazioni, dalle candidature per i più alti ruoli istituzionali. Dovrei ancora chiedere: e oggi? Non è necessario, mi sembra. E vorrei che fosse chiaro che la mia non è nostalgia, ma una semplice e modesta analisi storica. Un terzo cavallo di razza, tra quei sei nomi, fu a mio giudizio Giulio Andreotti, che conobbe il suo mentore Alcide De Gasperi nella biblioteca vaticana e al Vaticano restò sempre vicinissimo.

L’IRONIA DI SARAGAT

Così, quando si delineò la sua prima candidatura di Andreotti a premier, Giuseppe Saragat, allora al Quirinale, commentò ironicamente: “Tanto vale che io designi il cardinale vicario del Papa”. Ho sempre avuto simpatia per Andreotti, apprezzando i suoi hobby: scommesse sui cavalli, poker, collezione di campanelli, i film western, i libri gialli. E, non ultima, la concreta incoerenza.

 

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