OGGI VI DICO CHE… STORIE DI CANI E DI AMICIZIA

“La prima volta che la vidi era sdraiata sotto un oleandro di Villa Glori con il bel muso appuntito sulle zampe incrociate con grazia ottocentesca”. (Paola Moretti e altri, “Storie di cani e di amicizia”, editore De Vecchi)

 

 

 

 

ATTUALIZZANDO… PENELOPE ADDIO

Da molti mesi non riesco a scrivere un articolo, che pure ho in mente, sulla morte della mia adorata labrador Penelope. Ci provo, ma non ci riesco. Troppo affettivo e retorico: so bene che non le piacerebbe. Oppure freddo e lucido: mi guarderebbe, con quegli occhi straordinariamente malinconici che hanno i labrador, e si chiederebbe perché. Penelope possedeva una misura, che io non ho. Rari e preziosi i suoi momenti di euforia. Riservata fino all’ultimo istante: mia moglie e mia figlia l’hanno accudita nell’agonia che è durata qualche giorno, standole vicine: lei, per spirare, ha colto un attimo in cui mia moglie si era assentata per rispondere al telefono. Non era bella, ma affascinante. Fedele e devota, ma mai ruffiana. Equilibrata, gentile con tutti, mai invadente, mai esagerata. Quando qualche anno fa fui io sul punto di andarmene…quando tornai a casa, stette a lungo accucciata ai miei piedi e mi fissava. Cosa voleva dirmi? Forse ciò che pensavo io: chi se ne andrà per primo, sarò io a dare questo dolore a te, o sarai tu a darlo a me? Ha deciso di essere lei a scegliere la strada priva di ritorno. Il dolore è stato immenso e, al ricordo, mi ha lasciato, mi lascia una fitta dentro. Impossibile girar pagina con un altro affetto uguale, anche se in casa sono presenti la figlia, Greta, e il nipote, Pablo.

E’ stato un amore particolare. Leggerò con emozione ciò che dei loro cani hanno scritto, oltre alla Moretti, Maurizio Costanzo, Mariella Nava, Enrica Bonaccorti, Italo Moscati, Alberto Bevilacqua, Dacia Maraini, Danilo Mainardi, Renato Nicolini.

 

 

 

 

TORMENTONI. PANEBIANCO, EDITORIALISTA INCONTINENTE

 

Ero (quasi) felice. Da molti giorni gli editorialisti del Corrierone riuscivano a contenere i loro articoli in prima pagina, risparmiando ai lettori il fastidio di sfogliare il giornale alla ricerca (immeritata) del seguito. Ed ecco che stamattina Angelo Panebianco ricasca nella sua incontinente superbia: proprio non ce la fa a scrivere più asciuttamente e a finire il pezzo in prima pagina. Titolo: il dilemma del candidato, occhiello e argomento: gli ostacoli nella corsa di Renzi. Qualità dell’articolo: scadente. Voto: al massimo 4. Fatto sta che Panebianco con una “pisciata” (scusatemi, così si dice in gergo) infinita fa balenare un paio di concetti, peraltro banali, che si potevano riassumere, ad essere generosi, in una ventina di righe. Di più: il percorso logico è un po’ strambo perché Panebianco (maledizione a me che l’ho letto per intero) non solo si esercita ad affrontare le difficoltà di Renzi attuali – per diventare segretario del Pd – ma anche quelle eventuali, futuribili, per diventare premier. Ipotesi prematura, sia perché – prima – Renzi dovrà battere Cuperlo, sia perché, eventualmente, dopo dovrebbe sfrattare Enrico Letta da Palazzo Chigi e convincere Napolitano a dargli l’incarico. Boh!

Mi rivolgo a Sua Eminenza Ferruccio de Bortoli, che sa sempre il fatto suo, con alcune domande. Qual è la ragione che ti induce a dare a Panebianco lo spazio d’onore della prima pagina? Panebianco ha un contratto per il quale deve firmare periodicamente un tot di editoriali? Non era meglio assegnare l’editoriale a Gian Guido Vecchi, sulla Chiesa di Francesco, o a Paolo Valentino, sul viaggio di Putin, o a Beppe Severgnini, sul futuro dell’Italia e i giovani che avranno vent’anni nel 2020? Quest’ultima scelta avrebbe avuto un valore strategico: Ferruccio caro, sai bene che nessun giovane legge più un quotidiano in carta stampata, l’iniziativa di Severgnini avrebbe forse acceso qualche curiosità. O Ferruccio mio caro, qualche giorno fa, nessuna presunzione di insegnarti su come muoverti nei labirinti del potere, ma ricordarti qualche regola fondamentale di giornalismo – da ex direttore – e qualche esigenza primaria – da affezionato lettore – questo sì, mi sembra di poter ancora farlo. E ti sfido, educatamente e senilmente, a rispondermi nel merito.

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un pagellone, un confronto tra i due direttori dominanti nel giornalismo italiano: te e Ezio Mauro. E, a mio opinabilissimo parere, hai vinto tu, sia pur con un’inezia di punteggio, un picchio di voto in più. Ferruccio caro e/o mio caro Ferruccio! Eminenza! Guarda che ti tolgo quel puntarello in più e lo passo al direttore de La Repubblica, e sai perché? Perché Ezio Mauro mi sembra più attento di te al target giovanile e questa voce, purtroppo e mi scuso, non era compresa nel pagellone.

Ps. Stiamo preparando un secondo pagellone: Giuliano Ferrara a confronto con Eugenio Scalfari. Lo ricordo a quei miei lettori che mi hanno chiesto “quando” sarà pubblicato: entro la fine del mese.

 

 

 

 

 

 

“QUEI MAGNIFICI SPOT”, IL MIO ULTIMO LIBRO. E MATTEO RENZI…

…attinge alla pubblicità per rendere più coinvolgenti i suoi discorsi: alla Coca Cola, alla Nutella, ai Simpson, a Cetto La Qualunque… Mi fa piacere. Adoro la pubblicità, grande motore dell’economia, e gli slogan, il talento dei creativi… Il mio ultimo libro, “Quei magnifici spot”, è uscito in questi giorni e seleziona più di cento spot che hanno avuto successo, a volte trionfale, e sono rimasti nella nostra storia del costume e nella memoria degli italiani. Il libro, come faccio da sempre, inizialmente è stampato in tiratura limitata: se interessa, mi rivolgo soprattutto agli addetti ai lavori, scrivetemi. Sto già curando, con vari approfondimenti, la seconda edizione, destinata alle librerie.

 

 

 

ROMA, LA CINA E’ VICINA. PER FORTUNA C’E’ FIORENTINO

 

 

Un importante gruppo cinese, guidato da Chen Feng, è interessato a rilevare il 25% delle azioni della Roma calcio, attualmente in possesso di Unicredit. La notizia, subito smentita in maniera furente da Pallotta – leader degli azionisti americani di maggioranza – è stata riconfermata da Unicredit. Chen Feng, 60 anni, delegato al congresso nazionale comunista, uomo di affari partito da zero, è in possesso di una mentalità neocapitalista o, comunque, di un cervello concentrato sulla produttività. Ha cominciato con l’aiuto di George Soros, acquistando un aereo in leasing negli Stati Uniti, oggi la sua Hainan Airlines ha 129 aerei e copre 500 rotte (fonte: il giornalista Guido Santevecchi del Corriere), poi ha acquistato una catena di alberghi, ha 120mila dipendenti e “vale” 46 miliardi di euro. E’ un uomo colto e generoso (cento milioni di dollari alle ricerche contro la cecità).

Se le indiscrezioni saranno confermate, ritengo una fortuna che ad occuparsene sia Paolo Fiorentino, un banchiere di primissimo livello, che ha appena ottenuto significativi riconoscimenti in Unicredit. E’ un uomo colto, raffinato, di gran cervello e modi esemplari. Se, ovviamente, ci sono carte in regola da parte degli investitori, siano benvenuti i cinesi. Unicredit ha svolto con merito un ruolo di sostegno e di salvataggio del popolare club calcistico, con l’arrivo di un grande imprenditore si tornerebbe alla normalità e a un futuro più ambizioso per la Roma, che nel nome e nella storia della città ha un marchio suggestivo e importante in tutto il mondo.

 

 

BATTUTE STREPITOSE, CITAZIONI MEMORABILI. BAUDO E GRILLO, GUARIN, BARCA, MENTANA…

Pippo Baudo, 77 anni, straziato: “Grillo mi ha definito un leccapiedi, un don Abbondio, un presentatore quasi vivente… Non me lo merito, no!” Beppe Grillo, 65 anni: “La pippite è una malattia dell’animo”. ***Maurizio Crippa su Guarin, calciatore dell’Inter: “…Un altro che brilla per muscoli, ma non proprio per intelligenza tattica, uno che inizia a tirare già dal tunnel degli spogliatoi senza manco sapere a quale porta l’ha destinato la monetina.” *** Stefano di Michele sul Barca che non va più, ha circumnavigato il Pd, che non se n’è accorto: “Fabrizio Barca partì, viaggiò e non arrivò. Era il Michele Strogoff dei democratici, il Vasco da Gama, l’Antonio Pigafetta… Sospeso tra Goethe e Nanni Loy”. ***Mario Deaglio: “Chi deve fallire fallisca o altrimenti il declino proseguirà:” *** Marco Lillo: “Solo il tg La7 diretto da Enrico Mentana ha ripreso con evidenza la notizia della casa venduta dal sottosegretario Filippo Patroni Griffi…Che abbia guadagnato 623mila euro esentasse per la vendita di una casa “cadente” non è materia per i grandi giornali.”

 

 

 

26-11-13

 

 

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