OGGI VI DICO CHE… COSI’ PARLO’ GANDHI

“Non credo che un individuo isolato possa elevarsi spiritualmente né che coloro che lo attorniano ne traggano un qualche profitto. Se un uomo avanza di un solo passo, tutta l’umanità ne guadagna. E all’inverso la regressione di un solo individuo fa fare un passo indietro al mondo intero.” (Gandhi, non ricordo l’anno).


ATTUALIZZANDO. NON SOLO PER BERLUSCONI, OGGI UNA DATA EPOCALE

Dedico questo pensiero di Gandhi ai miei lettori nel giorno della fine annunciata di Silvio Berlusconi. Il pensiero di Gandhi si presta a diverse interpretazioni, non voglio condizionarvi. Ho letto (non so se sia vero) che lo stesso Berlusconi ha raccontato quanto gli avrebbe detto Putin, considerato oggi l’uomo più potente del mondo: “Il primo giorno della tua decadenza, un milione di tuoi sostenitori scenderanno in piazza per protestare. La seconda settimana, mezzo milione. La terza, nessuno.” Di mio, aggiungo solo – com’è legittimo – la mia previsione: Berlusconi non è affatto finito. La sinistra perse l’occasione di liquidarlo, e sarebbe bastata una leggina di cinque righe, quando Prodi e poi D’Alema si insediarono al governo: chissà perché, quella leggina sul conflitto di interessi, non fu mai proposta.

LEGGENDE METROPOLITANE. IL SALVACONDOTTO DI PUTIN PER IL CAVALIERE

Nei giorni scorsi, circolava (ripresa sommessamente da qualche giornale) l’ipotesi di un fantastico colpo di scena: Putin avrebbe nominato l’amico Berlusconi ambasciatore della Russia in Italia e così gli avrebbe fornito un passaporto inviolabile e un salvacondotto. Di più: dal momento che tra gli incontri romani era fissata anche la storica visita del leader russo a Papa Francesco, si vociferava che Putin nutriva il progetto di insediare il Cavaliere come suo ambasciatore in Vaticano. Siamo sempre diffusamente convinti che la realtà spesso vada oltre le nostre più spinte fantasie, e così molti hanno abboccato alla diceria, un’autentica leggenda metropolitana. Non è successo niente di tutto questo. Anzi: sia Berlusconi sia Putin hanno smentito, anche se queste smentite di solito non significano nulla; al contrario, spesso rafforzano, a volte precedono il colpo di scena. Comunicare ufficialmente che il governo non è in crisi, tradizionalmente, è un messaggio di opposto significato: il governo sta per tirare le cuoia. Nel caso Putin/Berlusconi, non è successo e (forse, consentitemi) non succederà nulla. Però, una dacia al Cavaliere certo l’amico russo gliela riserverebbe senza imbarazzi di sorta. Ma, come ho detto, sono convinto che Silvio combatterà in Italia le sue battaglie, senza mollare, questo è nel suo dna.

IL LIBRO DI MARTELLI, UN’OCCASIONE PERDUTA

Ho letto il libro di Claudio Martelli, “Ricordati di vivere”, edito da Bompiani. Una magnifica occasione sciupata. La storia personale di Martelli e della sua amicizia con Bettino Craxi è una trama, dal successo al tradimento, intessuta di tenebrosità e di complessità degne di Dostoevskij. Il problema è che Martelli ha scritto questa biografia, senza riuscire a frenare, a esorcizzare il suo peggior difetto: la vanità, l’altissima considerazione di sé. Fin dalla
copertina in cui appare il suo bel facciottino di quando aveva trent’anni. Già questa decisione mi ha dato, subito, la sensazione di immaturità, e di narcisismo, che puntualmente rispunta nella lettura di un tomo di centinaia di pagine. Nonostante la versione di Claudio sia tutt’altro che convincente, la parte più interessante, e umana, è quella del rapporto di Martelli con Craxi, di cui era considerato il delfino. Ammetto, a questo punto, di poter essere fuorviato dalla mia scelta: ho molto amato Craxi e sono rimasto fedele al suo ricordo. Per Martelli ho sempre avuto, al contrario, una diffidenza istintiva: lo incontrai un paio di volte alla fine degli anni 70, non mi piacquero l’arroganza dei suoi abituali ritardi, la visibile e smodata ambizione, la vanità. E non l’ho più cercato, salvo una chiacchierata priva di significato in casa di Rizzoli, quando Angelone aveva deciso di affidarmi la direzione del Lavoro. Dalla fine degli anni ’70 fino al botto di Tangentopoli, e alla caduta della Prima Repubblica, Martelli fu idolo dei salotti, amato dalle donne, anfitrione di brigate di amici interessati e obbedienti nella sua casa romana sull’Appia. Credo che Craxi lo amasse perché vedeva in lui ciò che a Bettino sarebbe piaciuto essere: giovane, colto, bello… Martelli racconta le pagine nere dei mesi finali in cui fu diviso da Craxi per ragioni politiche, spiega, racconta, entra in qualche interessante dettaglio, si giustifica per quella incredibile frase “Restituirò l’onore ai socialisti”, si assolve da ogni responsabilità…ma non convince. Comunque, come ho detto, il suo librone poteva essere ridotto a un pamphlet, “Craxi e io”, sul rapporto col suo padre politico. Sulla parte relativa al potere e sulla parte della relazione umana: “Martelli era l’unico ospite autorizzato ad aprire il frigorifero di casa nostra”, così disse Anna Craxi, con una immagine che dice tutto. Purtroppo, il libro è freddo (credo che Martelli sia sostanzialmente anaffettivo), il cuore non si apre mai, non solo per Bettino, ma neanche per Falcone – ricordato e celebrato per decine di pagine, ma retoricamente, senza lampi e senza passione. Mi dispiace di essere severo, ma credevo (e perciò l’ho acquistato) che il libro potesse offrirci sia una confessione coinvolgente, sia rivelazioni utili per la storia. No. Martelli resta ciò che fu in politica. Un incompiuto, un uomo che avrebbe potuto dare tanto se fosse stato capace di volare alto, di essere un’aquila – ne aveva, teoricamente le risorse – anziché pavone. Peccato. Il suo gesto più apprezzabile è stato quello di aver deciso di dare subito le dimissioni, e di uscire di scena, quando era ministro e a sua volta – anziché restituire l’onore ai socialisti – fu indagato dal pool di Mani Pulite. Un gesto dignitoso, fino a prova contraria. Se poi lo abbia fatto per paura o perché si sentisse isolato, finito, come molti sostengono, non lo so e non voglio neanche pensarlo. Poteva essere un grande Martelli, se… Se! E cosa ancora? Non mi ha mai emozionato. Craxi mi ha emozionato tante volte e sono andato più di una volta a piangere, sulla sua povera tomba, ad Hammamet.

 

 27-11-2013

 

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