IERI CI DICEVA CHE… SALZA CATASTROFICO

Fassino non può non vincere, altrimenti finiscono Torino e il Piemonte” (Enrico Salza, citato da “Il Foglio”, mercoledì 22 giugno 2016).

ATTUALIZZANDO… MA TORINO PROVA A RIPOSIZIONARSI
fassino-appendino

Il Foglio” impietosamente ieri ha ricordato la catastrofica, e sbagliata, previsione del banchiere, ex leader di Intesa San Paolo. E prosegue affermando che, di fronte all’effetto 5 Stelle, l’establishment di Torino si riposiziona: Elkann si augura che non cambi nulla, Salza di colpo elogia la Appendino, “il patto ideato proprio da Salza 23 anni fa, che estromise i democristiani e legò indissolubilmente tra loro sinistra, Fiat, borghesia laica e massoneria cittadina, è saltato”, e tutti con affanno forse frettoloso, si affrettano ad affrontare la nuova realtà. Cardine del Sistema è stata per quasi cinque lustri la Compagnia di San Paolo. La Appendino, appena eletta, ha annunciato l’esonero di Francesco Profumo (mai vista una cosa del genere, il primo giorno, anzi la prima sera!). É proprio questa la prova spettacolare, visibile, proposta dalla coraggiosa rappresentante di 5 Stelle, a tenere accesa, immediatamente, l’attenzione dell’opinione pubblica, non solo torinese. Chi vincerà? Profumo si dimetterà? Qualcuno escogiterà un compromesso? Salza, rispettabile personaggio, ottimo conservatore, già ci prova. “Il Foglio” conclude: “Tra Salza e la famiglia Appendino c’è stima reciproca da tempo. Se lei ha bisogno di aiuto, lui, naturalmente, è pronto a darglielo”. Rabbrividisco al pensiero, ogni tanto scrivo che l’Italia è un Paese con un dna intramontabilmente doroteo: se anche la Appendino, dopo la strepitosa sparata a botta calda, si lascia invischiare, provate a darmi torto!

SILVIO, SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?
Berlusconi

Sarà proprio così? Chi sa di politica ha sempre le orecchie tese non solo ai rumors, ma anche agli spifferi e ai sussurri. Dilaga un concetto sintetizzabile così: “Renzi sta facendo cose peggiori e più gravi di quelle attribuite a Berlusconi. Si stava meglio quando si stava peggio”. Sappiamo bene che si tratta dell’eterna tentazione nostalgica italiana, lo slogan si affermò subito dopo la guerra, in relazione a ricordi nostalgici di Mussolini, nientedimeno.
In uno dei suoi sontuosi articoli, dove lo stile barocco appare culturalmente dominante e prevale sull’analisi politica, Salvatore Merlo oggi dà corpo e voce a questa nostalgia, non del tutto inattesa. Di Maio dice che per certi versi Renzi è peggio di Berlusconi, addirittura Travaglio afferma che Berlusconi era meglio di Matteo, Landini ricorda che Berlusconi con il sindacato almeno ci parlava, Santoro sostiene che neanche Berlusconi gli aveva chiuso le porte della Rai, e il dialogo, come sta facendo il regime renziano. È un crescendo rossiniano! Beppe Grillo, virgolettato, dice che preferisce Berlusconi, almeno lui combatte per le sue aziende; Massimo D’Alema ricorda che la riforma costituzionale di Berlusconi era fatta meglio di quella di Renzi (per inciso, perfidamente annota Merlo, era la riforma che D’Alema affossò). “Eh però quando c’era Berlusconi…”, così viene citato perfino Ferdinando Imposimato.
Qual è il senso dell’articolo di Merlo? È racchiuso in un piccolo passo indietro, una rivelazione. Venerdì 29 gennaio 2016, Berlusconi entrò per la prima volta nella redazione de “Il Foglio”, dove si festeggiava il ventennale del giornale, e disse: “Non vi libererete di me… Sarò io l’argine a Beppe Grillo… I due Matteo si logoreranno e l’Italia mi riscoprirà”. E Merlo: “Berlusconi, come certi animali, forse possiede un istinto formidabile per i cambiamenti atmosferici della politica, o forse ha soltanto quella sfacciata e taumaturgica fortuna che allude a quella parte del corpo che mai si cita sulle colonne di un quotidiano serio, come il fattore c…”.

RIPOSIZIONAMENTI. OLIMPIADI A ROMA NEL 2024…
Sergio Mattarella

Imperturbabili, i sostenitori del bizzarro (costoso, irrealizzabile) progetto di organizzare a Roma le Olimpiadi nel 2024, vanno avanti come se niente fosse successo, come se Virginia Raggi non avesse detto stop, le Olimpiadi a Roma non si faranno, ci sono ben altre urgenti priorità. Giovanni Malagò, presidente del Coni, e addirittura Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, si fanno fotografare a fianco della portabandiera Federica Pellegrini, ripresi con rispetto e compiacenza da televisioni e giornali. Sognate, amici miei, sognate! Purtroppo è un sogno costoso, anche in questa fase… La realtà è un’altra. Nessun candidato alle elezioni romane ha osato dire che un qualsiasi elettore, incontrato per strada, avesse chiesto notizie sulle Olimpiadi e ne avesse sollecitato la realizzazione. L’onesto e ingenuo Giachetti, tra altri errori, commise anche quello, alla vigilia, di manifestare al colto e all’inclita il suo entusiasmo filo olimpico: non risulta che questa adesione gli abbia procurato un voto. Anzi, forse ha aggravato la disfatta.

NAZIONALE / UN ERRORE E UN MERITO DI CONTE

L’Irlanda ha battuto l’Italia, che sicuramente le è superiore, ricordandomi il mio Genoa, tante vittorie inaspettate e entusiasmanti del mio Grifo: nessuna paura reverenziale dell’avversario, aggressività e fisicità, pressing ed entusiasmo costante. La nostra Nazionale non si aspettava questo slancio, ha giocato stancamente, alla fine è stata piegata. Conte ha commesso un errore: Insigne, irresistibile nell’ultimo quarto d’ora, doveva essere schierato almeno all’inizio del secondo tempo, quando era chiaro che gli azzurri battevano ottusamente la testa contro il muro irlandese.
Un merito invece di Conte, un autentico “capo”, è stato quello, a sconfitta consumata, di difendere la sua squadra, demoralizzata e per di più tormentata da tanti festosi e irridenti critici. “La squadra mi è piaciuta”, ha detto, “i ragazzi si sono battuti dando tutto, hanno risposto colpo su colpo… Siamo pronti per affrontare la Spagna, una delle squadre favorite per la vittoria finale. Com’è tuttora il Belgio, che abbiamo battuto nella prima partita, con merito”. Ottimo: così deve parlare un generale, per difendere e galvanizzare le sue truppe. Nel chiuso degli spogliatoi, sono sicuro, certamente il nostro ct avrà anche detto qualche parola aggiuntiva, da non comunicare all’esterno.

BREXIT? LA PENSO COME LA FERILLI
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Ieri ho contestato, spero sobriamente e con rispetto, la nostra brava e popolare attrice, che si chiedeva quale fosse la differenza tra protesta e desiderio di cambiamento. Nessuna, secondo lei; sottigliezze importanti e complicate, a mio sommesso parere. Sulla Brexit, ovvero sulla decisione o no degli inglesi di uscire dall’Europa, sono invece pienamente d’accordo con Ferilli. Che ha detto a “Di martedì”, più o meno: “Ma cosa volete che importi a un possibile elettore della sinistra, un elettore delle periferie, un elettore che deve tirare a campare con meno di mille euro al mese, della Brexit? Certamente niente”. Vero, verissimo: nella campagna elettorale abbiamo ascoltato slogan, epiteti chiassosi, intenti non dimostrabili, buone intenzioni non credibili, ma anche soprattutto pochissime parole sui problemi quotidiani della stragrande maggioranza degli italiani, nessuna soluzione, nessun programma. Soprattutto da parte delle voci di esponenti di sinistra. Incredibile! Come poteva sperare, il Pd, di portare alle urne quelli che si rifiutano di votare oppure di avere il voto di quelli che invece hanno optato per M5S?
Comunque, stanotte, chi resterà sveglio saprà su Brexit: se l’Inghilterra resta dentro o va fuori dall’Europa.

cesare@lamescolanza.com
23.06.2016