OGGI VI DICO CHE…

“Mi era così profondamente radicata nella coscienza, che penso di aver creduto per tutto il primo anno scolastico che ognuna delle mie insegnanti fosse mia madre travestita. Come suonava la campanella dell’ultima ora, mi precipitavo fuori di corsa chiedendomi se ce l’avrei fatta ad arrivare a casa prima che riuscisse a trasformarsi di nuovo. Al mio arrivo lei era già regolarmente in cucina, intenta a prepararmi latte e biscotti. Invece di spingermi a lasciar perdere le mie fantasie, il fenomeno non faceva che aumentare il mio rispetto per i suoi poteri. (Philiph Roth, “Lamento di Portnoy”, Mondadori).

ATTUALIZZANDO…

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Non ci sarebbe bisogno di Roth – sopra ho ripreso l’inizio del suo libro – o addirittura Marcel Proust, che inizia il suo capolavoro dedicando pagine e pagine struggenti al ricordo del bacio della buonanotte che gli dava la

mamma. Sappiamo tutti quale valore, quale influenza abbiano per la nostra vita il rapporto con la madre.

UN SUSSURRO AI DIRETTORI

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Dispongo di questo piccolo spazio del mio diario sul web, non posso fare di più. Ma, da lettore e senza presunzione, posso sussurrare ai miei amici direttori, in primis Giuliano Ferrara, Ezio Mauro e Ferruccio de Bortoli – loro sì che possono! – quanto mi piacerebbe leggere una serie di interviste, o di ritratti, di ricordi, su questo tema alle madri dei protagonisti di oggi? Non sarebbe interessante leggere sul “Foglio” le interviste di Pietrangelo Buttafuoco o su “La Repubblica” una serie firmata da Francesco Merlo o da Sebastiano Messina sulla mamma di Napolitano, di Beppe Grillo, di Letta, di Alfano, di Monti, di Bersani, di Nichi Vendola? O sul Corriere della Sera, con la firma di Gian Antonio Stella o di Aldo Cazzullo? Si capirebbero tante cose. Solo della mamma di Silvio Berlusconi si è saputo tutto, e quel “tutto”, che non è mai tutto, ha aiutato a capire qualcosa della complessa personalità del Cavaliere…O è un’idea sbagliata? Dico, intendiamoci – sempre da lettore: ci avviciniamo all’estate, preferirei questa lettura alle tradizionali paginate di enigmistica, o del giallo da leggere sotto l’ombrellone, o della ricetta (maledizione, siamo un Paese di cuochi, a dar retta alla tivù) per una serata con gli amici?

PREVISIONI. SARTORI E L’INTEGRAZIONE

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Da scommettere che l’articolo di Giovanni Sartori, stamattina sul Corriere, sarà fonte di polemiche e di dibattiti variegati. Come prima osservazione, è da notare che a Sartori abitualmente viene accordata la posizione d’onore, quella dell’editoriale, in prima pagina: questa volta il suo posto sul Corriere è quasi nascosto, qualche riga di un colonnino in prima, un titolo morbido e poco chiaro, il resto nella pagina interna del Corriere dedicata alle opinioni. Perchè? Il giornale non si identifica con quanto scrive Sartori? La posizione del Professore è molto dura: con un linguaggio tagliente, direi insultante, verso la povera ministra nera Kyenge Kashetu, si schiera contro lo ius soli, ovvero contro il diritto di essere considerati italiani, se si nasce in Italia. Alcune argomentazioni sono ragionevoli, mi piacerebbe saperne di più. Con il cuore – che è importante – e con sentimenti di solidarietà umana mi sono iscritto subito al partito, trasversale, di coloro che ritengono giusto e umano lo ius soli! Ma certo, come sempre, non mi nego alla possibilità di approfondire il tema, qualsiasi tema! Mi piace abitualmente, la perfida logica con cui Sartori si esprime: anche in questo caso, parte da un velenosissimo quanto condivisibile presupposto.”Il governo Monti era un po’ raccogliticcio… Ma Letta ha messo insieme un governo Brancaleone da primato…. Metà dei suoi ministri e sottosegretari sono fuori posto, sono chiamati ad occuparsi di cose che non sanno.” Tra di essi, ovviamente, Kyenge. “Cosa ne sa di integrazione, di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”

Di Sartori mi piace la logica, anche quando è sferzante. In questo caso mi colpisce (e ferisce) il modo con cui brutalizza la ministra, trattandola da analfabeta. Torneremo su questo argomento, voglio vedere se il cuore abbia ragione di prendere il sopravvento sul cervello, la sapienza, le statistiche e i precedenti – esposti da Sartori.

I DIECI GIORNI CHE NON AUGURERESTE A NESSUNO

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Sono quelli che aspettano Berlusconi, fino al 27 giugno: vanno a sentenza i suoi principali processi: Mediaset, Ruby, Fininvest-Mondadori. E a Napoli ci sarà l’udienza preliminare per il caso dell’ex parlamentare De Gregorio. * Ci saranno conseguenze per il governo? Il Cavaliere dice di no.

CALCIO FEMMINILE

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Elisabetta Muscarello, neo sposa di Antonio Conte, conobbe l’attuale allenatore della Juve quando aveva sedici anni. “Troppo giovane”, il commento di Conte raccolto da Pierangelo Sapegno. Qualche anno dopo Conte andò a prenderla in Porsche. E lei gli disse: “Preferirei di no, non mi piacciono queste macchine.” / Cesare Prandelli, allenatore della Nazionale, ha detto ad Alberto Costa e Gaia Piccardi che la sua compagna, Novella Benini (che non sapeva nulla di calcio quando si incontrarono la prima volta), oggi vede sei partite la settimana e gli consiglia alcuni giocatori, per la maglia azzurra. “Peccato che tutti quelli che mi consiglia nelle loro squadre stanno sempre in panchina.”A Novella piace giudicare i calciatori non dalla loro tecnica, ma anche dall’aspetto fisico.

ELOGIO DEL GIOCO D’AZZARDO: APPUNTAMENTO CON CESARE LANZA.

i bariE’ fissata per GIOVEDI 27 GIUGNO alle ore 10:30 a Roma Piazza Santa Chiara 14 la presentazione del nuovo libro di Cesare Lanza dal titolo “Elogio del gioco d’azzardo”. Scrivo questo post sia per ringraziare Cesare dell’invito ma anche per fare qualche piccola riflessione in merito all’argomento trattato. Partirei dal titolo del libro che appare come un timbro, un marchio, un affermazione sicura che incuriosisce per la stranezza o, probabilmente, per la novità. Non siamo abituati a parlar bene del gioco d’azzardo, tantomeno ad elogiarlo. Una delle immagini ricorrenti se ci pensiamo è proprio il classico tavolo rotondo, in uno scantinato fumoso di tabacco e di segreti, dal sapore di soldi facili e di perdite ancor più semplici. Il tutto condito da intrighi, da trucchi più o meno svelati e soprattutto da una vita che diventa sopravvivenza. Quel vivere in funzione della dipendenza alla quale sei legato. Lo sanno gli alcolisti, i fumatori, i giocatori. Cesare vuole scoperchiare questo pentolone di luoghi comuni e, partendo da lontano, farci scoprire il perché di tante cose. Sono molto curioso di partecipare all’incontro che non mancherà certo in spunti di riflessione. Uno a me Cesare lo ha già regalato e l’ho subito applicato e ritrovato nel mio quotidiano, nel mio lavoro. Ho conosciuto persone che hanno giocato con la loro vita proprio quando questa li stava abbandonando. Una sorta di sfida e di battaglia con Lei. La Morte. Ragazzi giovani che hanno vissuto l’ultimo periodo della loro vita nel pieno della sregolatezza e consapevolezza del rischio. Ma quel rischio significava vivere; credetemi una persona consapevole della propria fine non è sempre triste o disperata. A volte si innescano meccanismi per i quali si gioca d’azzardo proprio con la vita stessa. La forza che sprigiona la sfida con se stessi è incredibile. L’incontro consapevole con la malattia e con la Morte diventa, per alcuni, un vero gioco d’azzardo. E non c’è dipendenza o assuefazione. C’è solo voglia di vivere o di morire bene. C’è solo voglia, ad esempio, di vedere il mare per l’ultima volta anche se il tuo corpo non te lo permette. E allora parte la sfida, raccogli le ultime forze, sai che stai rischiando di morire solo per lo spostamento, ma quel blu è troppo magnetico per i tuoi occhi ed è meglio morire in piedi, avendoci perlomeno tentato. Il mio elogio al gioco d’azzardo è questo, quando la lotta è intima, stucchevole agli occhi degli altri, ma piena di raffinata fermezza. Ed è solo un esempio dei tanti….

Cristian Riva

 

 

17-06-13

 

 

cesare@lamescolanza.com