OGGI VI DICO CHE… SCETTICISMO SUL PREMIER

“Forse con Ebola ce a facciamo, prostate anche l’Isis arretra, ma con Renzi abbiamo ancora qualche speranza?” (Domenico Mazzullo)

ATTUALIZZANDO… ARRIVA ANCHE LOTITO, PRONTO A INDOSSARE IL SAIO

lotito

Lo scetticismo intorno a Renzi è sempre più diffuso: la battuta del nostro amico Mazzullo, psichiatra, è una tra le mille che si possono raccogliere ormai dovunque, sul web e al mercato, al bar o in treno. Se mettiamo insieme il vasto popolo di chi ha rinunciato a votare, degli scontenti che si agitano in ogni vecchio partito, dal Pd a Ncd, da Forza Italia ai leghisti e anche ai grillini, si delinea un quadro ondoso – difficilmente aggregabile – di potenziale elettorato che potrebbe ingolosire un leader capace di guidare il malcontento. L’ultimo arrivato sulla scena politica è il presidente della Lazio, Lotito. Amatissimo non è, alla luce delle contestazioni che gli rivolgono periodicamente i tifosi del club romano. Tuttavia, Lotito ha dimostrato di avere una forte spina dorsale: ha salvato la Lazio dal fallimento riportandola a piazzamenti onorevoli, come imprenditore ha avuto successo. Interpellato, in alcune interviste ai giornali e in televisione ha detto più o meno: “Più volte mi hanno chiesto di entrare in politica. Oggi penso che potrei farlo, indossando un umile saio, con spirito di servizio.” La novità è che Lotito, tra una citazione e l’altra in latino (la sua lingua preferita), ha detto che le potenzialità politiche offerte dal mondo del calcio sono straordinarie. C’è chi pensa che aggregare tifosi e sostenitori di squadre diverse sia un rompicapo irrisolvibile: quanti tifosi della Roma darebbero il voto al patron della Lazio? Ma scherzare sarebbe sciocco: le intenzioni politiche di Lotito sono la dimostrazione che la scena italiana è alla ricerca di leader forse ancor prima di riferimenti, e che monti vogliono – quanto meno – provarci.

LA BATOSTA (1-7) DELLA ROMA E LE SUE CONSEGUENZE

Roma-Bayern

Dal momento che ho appena parlato di calcio, e soprattutto perché anch’io ero fra i tanti appassionati di calcio convinti che la Roma fosse in grado di far buona figura contro il Bayern di Monaco, dedico anch’io un breve commento alla sconfitta pesantissima subita dalla squadra giallorossa: 1-7, di fronte a sessantamila (cinquemila erano tedeschi) allibiti, e comunque indomabili, tifosi. La mia convinzione è che la Roma abbia affrontato la partita illudendosi di poter giocare alla pari, sostenuta dall’orgoglio di aver dimostrato – nel campionato italiano e nelle due precedenti partite in Champions – di giocare un calcio di prima qualità. Questo esagerato e superficiale orgoglio spiega l’assenza di reazioni dopo che in pochi minuti la Roma, trovandosi in svantaggio di due gol, non abbia saputo minimamente scuotersi e reagire. A questo aspetto psicologico (e tattico) si è aggiunto il grave errore dell’allenatore Garcia che ha deciso di contrapporre Cole, fidandosi della sua esperienza, al fenomenale Robben. Vero anche che nel primo tempo, subito dopo il primo gol di Robben, e nella ripresa, quando il punteggio era sullo 0-5, la Roma ha fallito per inezie e per sfortuna altre tre reti. La sconfitta poteva essere contenuta in termini dignitosi. Invece c’è stato il tracollo, come anni fa, nei quarti di finale contro il Manchester United, con lo stesso punteggio. E ora? Per ritrovare la sicurezza schiantata dallo squadrone, bisognerà fare risultato a Genova, in campionato, contro la Sampdoria, rivelazione di queste prime giornate. Non sarà facile. E sarà decisivo l’approccio psicologico, di fronte ad avversari forti e a un pubblico esterno. Una partita che può diventare una svolta. Se la Roma crollasse, si profilerebbe un ridimensionamento di tanti sogni; se riprende il cammino, le chances in campionato e anche in Champions resterebbero immutate. Garcia dovrà lavorare sul piano psicologico, non gli sarà facile perché sconvolto come i giocatori, e anche di più, appare proprio lui.

ANDARE OLTRE, IMBATTIBILE MATTEO RENZI

matteo renzi

Ieri mi sono azzardato a scrivere che andare “oltre”, e sempre più “oltre”, ovviamente nel rispetto della legge, è l’unico modo concreto per riuscire a cambiare le cose. Non l’avessi mai fatto. Sono stato investito da un turbinio di dissensi e obiezioni. Più di tutto mi ha ferito la telefonata di un amico politico (non sono autorizzato a riferirne il nome) che mi ha fatto notare: “Andare oltre, in politica, e non avere paura di affermare ad ogni costo la propria personalità, significa quasi sempre produrre fenomeni anomali, per non parlare della tentazione irresistibile di violare la legge. Ad esempio, Berlusconi. Gli rimproveravano di avere due televisioni, Canale 5 e Italia1? E lui compra la terza! Gli rimproveravano di avere tre televisioni? E lui compra anche Telepiù! Gli rimproveravano di essere dominus incontrastato nella televisione? E lui si pappa la Mondadori? Gli rimproveravano di essere stato protetto da Craxi? E lui scende in campo in prima persona! Fino al governo, alle corna nelle foto istituzionali, ai processi manipolati, alle olgettine…” Non contento, l’amico ha proseguito: “Oggi, sulle orme di Berlusconi, c’è Renzi. Imbattibile? Gli contestavano l’opportunità di fare il segretario del partito? E lui si pappa anche il governo! Gli rimproverano l’impalpabilità della legge di stabilità? E lui va dalla D’Urso e annuncia il bonus per le nuove mamme!Gli rimproverano di avere solo nemici? E lui studia un accordo con Grillo, anche per spiazzarlo di fronte al suo elettorato…” Renzi come Berlusconi? Chissà. Indubbiamente, per rapidità e destrezza nel tirar fuori il coniglio dal cilindro, sono – piaccia o no – assai simili. E l’elettorato di Renzi, ormai è assodato, è composto in gran numero da elettori che sostenevano Berlusconi.

PENSIONAMENTI A “LA REPUBBLICA”, ANCHE FIRME ECCELLENTI

francesco merlo

Molti giornalisti di gran nome – Filippo Ceccarelli, Francesco Merlo, Elena Polidori, Liana Milella e tanti altri – vanno in pensione nel quotidiano diretto da Ezio Mauro, e tuttavia mantengono un legame col giornale, attraverso collaborazioni di vario impegno e diversa assiduità. Gli accordi prevedono che la collaborazione non superi un compenso, lordo, di ventimila euro l’anno. Il sindacato replica: ma se siamo in tempo di crisi, non è economicamente ragionevole spedire in pensione i giornalisti e poi tenerli come collaboratori. Pare che adesso si stia studiando la possibilità di una retribuzione tanto a pezzo. Un curioso ritorno alle origini, per le grandi firme: una volta, da ragazzi, in giornalismo si cominciava così.

GLI AFORISMI DI CESARETTO… SE IL TROPPO STROPPIA…

mano che scrive

…la dieta per gli aspiranti dittatori non è facile da stabilire e ancor più da imporre.

cesare@lamescolanza.com