OGGI VI DICO CHE… NON È VERO MA CI CREDO

“Se la logica e la matematica prendessero il posto della religione e dell’astrologia nelle scuole e in televisione, il mondo diventerebbe gradualmente un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta.” (Piergiorgio Odifreddi)
“Potrebbe darsi che i vecchi astrologi abbiano rovesciato esattamente la verità, quando credevano che le stelle controllassero i destini degli uomini. Arriverà il momento in cui gli uomini controlleranno il destino delle stelle.” (Arthur Charles Clarke)

ATTUALIZZANDO… TRUMP HA BATTUTO ANCHE LE STELLE

attualizzando-copiaAggiungo questo frammento all’infinità di argomenti che sono stati trattati su Donald Trump, dopo il suo successo. Interessante, forse, soprattutto per chi creda alla scienza, non esatta e comunque discutibile, degli oroscopi. Trump è del segno dei Gemelli (14 giugno), in questi giorni secondo le previsioni astrologiche doveva battersi anche con Saturno contro. Ce l’ha fatta. Non solo ha asfaltato la terrestre ostilità di banche, finanza in genere, politici, giornali, opinionisti e tuttologi, e i maestri poco virtuosi delle chiacchiere nei talk televisivi. Guardando il cielo, cioè in alto, ha battuto anche le temibili avversità di Saturno. E non solo – leggete qui sotto – le stelle del firmamento, che influenzerebbero il nostro destino, ma anche gli astri di Hollywood.

TUTTA HOLLYWOOD SCONFITTA DAL TYCOON

trump-clintA favore di Hillary Clinton c’erano Madonna, Beyoncé, Jay Z, Jennifer Lopez, Pedro Almodóvar, George Clooney, Lady Gaga, Barbra Streisand, Quentin Tarantino, Anastacia, Mariah Carey, Adele, Eva Longoria, Jessica Alba, Halle Berry, John Travolta, Liv Tyler, Natalie Portman, Anne Hathaway, Morgan Freeman, Katie Holmes, Drew Barrymore, Jake Gyllenhaal, Lindsay Lohan, Julia Roberts, Bono, Dustin Hoffman, Chris Rock, Miley Cyrus, Tom Hanks, Kim Kardashian, Mary J. Blige, Magic Johnson, Sigourney Weaver, Meryl Streep, Snoop Dogg, Lebron James, Ellen DeGeneres, Robert De Niro, Elton John , Jon Bon Jovi, Justin Timberlake, Lil Wayne, Christina Aguilera, Cher, Heidi Klum, Pharrell Williams, Alicia Keys, 50 Cent, Salma Hayek, Naomi Campbell, Louis CK, Leonardo DiCaprio…etc..etc..
A favore di Trump solo Clint Eastwood, saggio, previdente e coerente con la sua lunga vita (86 anni). La morale, secondo il mio amico Enrico che governa la mitica osteria “Il Grottino”, e mi ha mandato il lungo elenco, è in ruvido romanesco la seguente: a Clint non dovete rompere li cojoni! Sembra che molte star abbiano già cambiato bandiera, Dustin Hoffman, no: ha annunciato che verrà a vivere in Molise. Da lì gli sarà difficile prendere a pugni l’odiato Trump, come aveva incautamente annunciato prima dell’elezione.

MARTEDÌ PARLERO’ AL ROTARY DI COSENZA

cosenza-600La conversazione è aperta a tutti, mi farà piacere se qualche amico o parente della mia città nativa vorrà essere presente. Parlerò di qualsiasi argomento, ma privilegiata è la nostalgia di Cosenza, ho sempre avuto un forte legame con le mie radici, chissà quale poteva essere la mia vita se non avessi lasciato la Calabria per salire al Nord, in cerca di lavoro. Non con una valigia di cartone, ma quasi. E comunque lì, a Cosenza, nei primi anni Sessanta, lavorai assiduamente per le pagine regionali de “Il Tempo”, all’epoca diretto da Renato Angiolillo,che ne era stato anche il fondatore, molto diffuso nella regione e in tutto il Sud.

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SESSANT’ANNI DI GIORNALISMO (E LI DIMOSTRO)

cesare-lanzaSicuramente, se i miei amici cosentini lo vorranno, parlerò dei miei sessant’anni di giornalismo. Era il novembre del 1956, quando l’Armata Rossasovietica, con i carri armati, invase l’Ungheria e domò con la forza la ribellione di quel popolo. Avevo quattordici anni, frequentavo il ginnasio Andrea Doria di Genova, mi emozionai per i resoconti e le immagini del telegiornale Raie inviai una ingenua lettera al “Corriere mercantile”, che conoscevo perché aveva sede proprio a fianco della mia scuola. Se ricordo bene, la lettera fu pubblicata con inatteso rilievo, come un articolo. Ho difficoltà a ritrovare quel pezzo, come si dice in gergo, sarei felice se qualcuno mi aiutasse nella ricerca.
Fu il mio debutto, seguito da varie cronachette che il capo redattore del giornale, avendomi preso in simpatia, mi ordinava di svolgere. Cominciai a scrivere anche su un altro giornale genovese, cattolico, “Il Nuovo cittadino”, e poi anche su “Tuttosport”, diretto all’epoca magistralmente da Antonio Ghirelli, il mio mentore, quasi un padre, che dopo alcuni anni mi avrebbe assunto con un contratto regolare, lanciandomi nel mestiere. Solo dopo un bel po’ di tempo, capii che l’entusiasmo del “Corriere mercantile”non era fondato sulle mie scolaresche qualità, ma sul fatto che, in redazione, per la loro linea di destra, erano felici di aver ricevuto una testimonianza antisovietica da un adolescente. Comunque, tutto cominciò da lì, mio padre era furiosamente contrario al giornalismo, mi avrebbe voluto impiegato in banca come lui: in conseguenza del conflitto fuggii da casa, mi rifugiai a Cosenza, accolto da zii generosi, e cominciai a scrivere regolarmente su “Il Tempo”.
Manca poco più di un mese alla scadenza del mio sessantesimo anniversario di giornalismo, sono indeciso se organizzare un’umile festa, o no. Indeciso, perché? In genere si tratta di manifestazioni ricordate con vanità e proposte, regolarmente, con discorsetti e riconoscimenti di vago, ma distinguibile, tono necrologico.

DANIELE CAPEZZONE CONSIGLIA (ANCHE A TRUMP) QUESTO LIBRO…

field-of-fight-book-coverSeguo gli scritti politici e le recensioni di Daniele Capezzone con attenzione. Oggi potete leggere, digitando www.lamescolanza.com, un suo brillantissimo articolo incentrato sui contenuti di questo libro: “The field of fight”, di Michael Ledeen e Michael T. Flynn. Capezzone, addirittura, consiglia a Trump, se vuole battere il terrorismo, di leggere con attenzione il libro e di tenerselo sul tavolo. Non solo per lui, Ledeen è uno dei massimi intellettuali viventi; quanto al generale Flynn, basterà dire che fu sollevato dall’incarico per aver denunciato le scarse energie con cui gli americani, in genere gli occidentali, si battono contro il terrorismo. Nel libro, il generale e l’intellettuale raccontano quali siano gli errori del fronte occidentale, e come si potrebbe vincere, con un preciso impegno, la guerra che ci vede, al momento, deboli, indecisi e perdenti. Non esiste ancora un’edizione italiana del libro, l’aspetto con interesse. È una opinione di parte, alla quale Capezzone sembra aderire senza riserve. In ogni caso, è un prezioso contributo per chi, come me, voglia capire che cosa stia succedendo, cosa si stia facendo nel mondo per opporsi al terrorismo e sgominarlo.

IL PROGRAMMA DI MINOLI. SE NE SENTIVA IL BISOGNO?

giovanni-minoliMinoli ha esordito a La7, con un’intervista al premier Matteo Renzi. Un amico mi ha dato un giudizio fortemente negativo. Per gli ascolti, pare che non sia andato male: 4% di share, alla domenica, superiore a precedenti altri programmi. Me sempre 4% è! E Minoli, che ha fatto scuola nelle interviste giornalistiche, era abituato a ottenere ben altro consenso, in Rai, dal pubblico televisivo.
Oggi, sotto un titolo geniale (non è mio), “Mina e Celentano, ora l’importante è finire”, ho scritto un commento sul lancio del nuovo album dei due grandi cantanti, di nuovo in duetto dopo diciotto anni. La sintesi, forse impertinente, è: perché non vi ritirate? Mina e Celentano sono quasi ottuagenari, alle spalle hanno carriere spettacolose, 150milioni di dischi (ciascuno) venduti e forse di più, il brio travolgente di “Tintarella di luna” (Mina) e “Il tuo bacio è come un rock” (Celentano), che li lanciò agli esordi; e poi l’incantesimo di interpretazioni come “Il cielo in una stanza” e “Se telefonando” – lei – e “Azzurro” e “Il ragazzo della via Gluck” – lui. Ma quando mai potrebbero ripetere quei fasti? Perché non lasciano spazio ai giovani? E magari riescono ad entrare nel mito, come Greta Garbo, che – lei sì – si ritirò senza mai più permettere a nessuno, fino alla morte, di fotografarla, intervistarla e, men che mai, indurla a partecipare a un altro film.
Più o meno, anche se Giovanni è ben lontano da Greta Garbo, ciò che ho scritto per Mina e Celentano si adatta anche a Minoli. A settantuno anni, più giovane di Mina (settantasei) e di Adriano (settantotto), chi glielo fa fare di inseguirea, i minimi termini, il successo esplosivo di una volta? Oggi, in tivù, c’è una palpebra che non si alza (meglio alla radio direi). Di fronte a lui, Renzi stanco e cotto di più di quanto sia; e Pietrangelo Buttafuoco, abitualmente intrigante e geniale, intento solo a mantenere le distanze. Più volte, cambiando anche simpatia se non appartenenze politiche, Minoli fu sul punto di raggiungere l’obiettivo più desiderato nella sua vita, diventare direttore generale della Rai. Sempre sul punto di, sempre entrando papa in concave e uscendone cardinale. E adesso è praticamente impossibile. Quanto alla qualità giornalistica, indiscutibilmente è stato uno dei migliori intervistatori in tivù, al livello di Enzo Biagi. E oggi è una replica sbiadita di se stesso, una volta protagonista assoluto, ora alla ricerca di uno spazio. Chi glielo fa fare? E a noi, telespettatori, perché non lascia quel bel ricordo? Non può accontentarsi delle importanti relazioni acquisite, nella vita? Tra le ultime, Salvo Nastasi, vice segretario della Presidenza del Consiglio, la ministra Madia, il sindaco di Firenze Nardella. Cosa manca all’indomito anchorman, perché mostra tanta inquietudine?

cesare@lamescolanza.com
11.11.2016