OGGI VI DICO CHE… IL DUBBIO CHE PUO’ ROVINARE L’ITALIA

“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”. (Corrado Alvaro)

ATTUALIZZANDO… PAROLE CHIARE SULLA TRAGEDIA A PALAZZO DI GIUSTIZIA

tragedia a Palazzo di Giustizia

La citazione di Corrado Alvaro mi è stata inviata da Eugenio Majoli,  un mio ex compagno di liceo,  ritrovato sui social network (che sono utili soprattutto a questo, direi). Majoli cita Alvaro, nell’ambito di una sofisticata dissertazione sul concetto, per me sacro, di libertà: “Non voglio”, dice “essere libero da questa disperazione quando ne esistono i motivi e dico che quando la libertà priva di un bene dovrebbe poter essere rifiutata.” Per conto mio, riflettendo sulla tragedia al Palazzo di Giustizia di Milano, enunciato da Alvaro: mi sembra pertinente. E dopo averne sentite tante, in televisione, e lette stamattina altrettante sui giornali, sento la necessità di esprimere la mia opinione, con due concetti “in croce”, come suol dirsi, semplici brevi e chiari. Il primo: l’autore della sparatoria (tredici colpi di pistola: oltre ai feriti, tre morti, un giudice, un avvocato e un uomo coimputato, con l’assassino, di bancarotta fraudolenta) non può essere giustificato in alcun modo e dovrà essere condannato in maniera esemplare. Guai, se “passa” il principio che ci si possa fare giustizia da soli. Il secondo: l’Italia è un Paese in dissesto assoluto, la maggioranza dei cittadini non va a votare ed è disgustata da drammatiche lacune e di problemi afflittivi della società in cui viviamo: la corruzione ormai diffusa in modo capillare; la lentezza della giustizia e la disparità dei criteri con cui la giustizia viene amministrata; la burocrazia ottusa e quella legata alla corruzione e all’arroganza; l’indifferenza della classe politica verso i problemi reali della comunità; l’avidità di troppi uomini politici, desiderosi di denaro, privilegi e poltrone; le crudeltà e le pesantezze fiscali; la disparità tra le classi sociali, per cui chi è ricco ha la possibilità di diventare, facilmente, sempre più ricco, e chi è povero è condannato, salvo improbabili miracoli, a diventare sempre più povero; l’assenza – devastante – del valore della meritocrazia… E si potrebbe proseguire a lungo. Sono pessimista: penso che sia molto difficile eliminare o frenare o raddrizzare questo dissesto. Temo che le cose andranno sempre peggio. E temo che se le cose andranno sempre peggio la nostra vita quotidiana sarà sempre più frequentemente turbata da episodi di “follia”, come quello accaduto ieri al Palazzo di Giustizia. Temo che il dubbio paventato da Corrado Alvaro (che sia inutile essere onesti, inutile comportarsi da bravi cittadini) si diffonda e ci porti a condizioni sempre più rovinose.

SONO PESSIMISTA E VI SPIEGO PERCHE’. LA SCIATTERIA CI UCCIDERA’

tragedia P. di Giustizia

Quando esprimo opinioni come quella che ho scritto qui sopra, nelle conversazioni quotidiane, trovo quasi sempre un consenso convenzionale, che non mi soddisfa affatto: è il segno che la gente, come temo, sia ormai rassegnata. Qualche volta succede che qualcuno mi chieda: perché tanto pessimismo? La risposta è semplice: il dissesto italiano ormai si tocca in mano in decine e decine di aspetti, i più diversi. Mi attengo, ancora, alla tragedia di Milano. Com’è possibile che un uomo armato si introduca nel Palazzo di Giustizia, evitando i controlli tecnici e umani? Com’è possibile che non gli fosse stato ritirato il porto d’ami, nonostante la richiesta – due anni fa – dei carabinieri? Com’è possibile che – dopo essere entrato disinvoltamente – sia riuscito a fuggire tranquillamente senza essere bloccato? E ancora: avete visto in tivu la riunione del ministro dell’interno, con una tavolata di decine di persone? A parte il chiacchiericcio presumibile da parte di tutti, la domanda è: chi decide, cosa si decide? Avete fiducia che qualcuno decida qualcosa? Potrei continuare, ma la conclusione deprimente è semplice: siamo un Paese sciatto, non solo dissestato nei valori, ma sciatto sciatto sciatto, volgare volgare volgare, inaffidabile inaffidabile inaffidabile nei pur minimi comportamenti quotidiani. Ieri ho sentito in tivu un’avvocatessa dire che a Napoli il palazzo di Giustizia è un grattacielo di 24 piani, ma si fa una coda anche di tre quarti d’ora per riuscire a entrare nei piccolissimi ascensori… Si può essere ottimisti, in un Paese così?

AGGIORNO LA BATTUTA DI QUEL TASSISTA ROMANO…

olandesi

Dopo le devastazioni impunite dei tifosi olandesi prima di una partita di calcio a Roma, scrissi in questo diario che un tassista mi disse: “Ahò, nun semo boni a ‘ngabbià venti fij de mignotta di teppisti olandesi e volemo, dottò, annà a fare a guera alla Libia?” Splendido umorismo romanesco, in stile Trilussa e Pascarella. Oggi la battuta si potrebbe amaramente aggiornare così: “Non siamo capaci di blindare il Palazzo di Giustizia, abbiamo visto che è così facile fare una strage, e ci illudiamo che all’Expo (milioni di turisti in arrivo) possano esserci garanzie di sicurezza, non solo a fronte di attentati di terrorismo, ma anche di fronte a sporadici episodi di follia?” Alzi la mano chi abbia questa illusione…

IL DIBATTITO SUL PAPA, RICCARDO RUGGERI REPLICA A BRUNO MUSSO

Riccardo Ruggeri

Come speravo, il dibattito su identità e linguaggio di Francesco non si è concluso ieri. Riccardo Ruggeri ha risposto a Bruno Musso, così: “Una premessa, il pezzo a cui ci si riferisce è uno dei tanti che in questi due anni ho scritto su Bergoglio, a volte come singolo, più spesso come uno degli attori del mondo contemporaneo. In proposito rimando al pezzo pubblicato dal Foglio dei Fogli nelle settimane scorse. Circa quello di cui parliamo, solo una precisazione su “..ma chi ha mai rivelato a Ruggeri che Bergoglio pensa sempre in spagnolo?”. Ovviamente nessuno, vivo all’estero da 25 anni per cui posso solo dire (valore statistico nullo) che nella piccola platea dei miei amici la stragrande maggioranza di noi continua a pensare nella sua lingua madre. Per esempio, mi ha scritto uno degli amici più cari, il professor Angelo Codevilla di Stanford, traduttore del “Principe”, collaboratore del Presidente Reagan per Pentagono e CIA, confessandomi che pur essendo in Usa dal 1953, continua a pensare in italiano, certe volte in dialetto vogherese. Un caro saluto a Bruno Musso che ringrazio per l’attenzione e a te caro Cesare, Riccardo.”

I LIBERI DI MENTE / AGGIORNAMENTI DEL CATALOGO, VIVENTI E DEFUNTI

Gian Maria Volontè

Lunedì pubblicheremo il catalogo, aggiornato, dei personaggi liberi di mente. Intanto, registro le indicazioni di Tiziano Rapanà e Marilisa Belli, tra i miei amici e collaboratori forse i più assidui nel partecipare alla compilazione. Tiziano suggerisce: Gian Maria Volonté, attore-contro che ha forgiato una carriera sui no e sul perché di un possibile progetto; Joe D’Amato: grande regista di onnigenere (horror, commedia, avventura, film sui pirati) che, oberato dai debiti, non si è vergognato a fare e firmare i porno (molti registi, anche noti, li facevano sotto pseudonimo); Citto Maselli (con riserva): ha criticato il PCI con un film durissimo come “Il sospetto di Francesco Maselli”. Seppur legatissimo a Botteghe Oscure, il regista ha sempre detto ciò che pensava e questo gli ha portato feroci critiche; Alejandro Jodorowsky: creativo vero che ha sempre realizzato i film che ha voluto, fregandosene dell’intero sistema cinema; tra l’altro, ultimamente, per disaccordi con la sua casa di produzione, si è provocatoriamente “autopiratato”. Ha diffuso via video gratuitamente il suo ultimo film “La danza della realtà”;  Silvano Agosti: altro libero di mente che ha realizzato i suoi film con felice autarchia, sicché il regista non si è mai avvalso (eccezion fatta per “Il giardino delle delizie”) di nessuna troupe e non a caso i francesi lo hanno battezzato “L’homme cinema”… I suoi film non hanno mai avuto una distribuzione ufficiale, tuttavia, ufficiosamente, le pellicole son state proiettate in tutto il mondo. Marilisa Belli indica Picasso (non c’è bisogno di motivazioni) e Nicola Tesla. E Tina Merlin,  “corrispondente dell’ Unità per la provincia di Belluno, perla strenua lotta nel denunciare e prevedere la catastrofe del Vajont.  Dalla metà degli anni ’50 iniziano gli espropri, nel ’57 i lavori e la Merlin inizia a studiare la situazione, a raccogliere le testimonianze della popolazione, le preoccupazioni su rumori e tremori (nel 59 c’è una prima frana in un invaso vicino, nel 60 proprio nell’ invaso del Vajont costruito fino a quel momento) e proprio nel 59 la Merlin viene denunciata con l’accusa di diffondere notizie false e tendenziose, che spaventerebbero la popolazione. C’è chi dopo la tragedia ha accusato lei, e altri, di “sciacallaggio” perché sostanzialmente l’ Unità insisteva sulle proprie pregresse denunce e sul fatto che quella fosse una tragedia annunciata, invece la Merlin aveva sempre e solo fatto il suo lavoro d’inchiesta, ben prima che il mondo giornalistico scoprisse, col disastro, la diga. Era una formica che si batteva contro giganti (la Sade, il Governo, anche la stampa avversa).”

MINIMALISMI. DA MYRTA MERLINO A PJANIC, DAL VIETNAM A NANNI MORETTI, A IVO CAIZZI…

Nanni Moretti

Vista a La7 una Myrta Merlino fisicamente ed esteticamente in forma: dimagrita, biondissima, super abbronzata. Purtroppo lo stile della conduzione è sempre uguale: presuntuoso, velleitario.  *** Pjanic, il talentuoso (dicono, ancora qualcuno ne è convinto) campione della Roma, dopo molti mesi riesce finalmente a segnare un gol e se la prende con i giornalisti, che (saggiamente) avevano osato criticarlo. Quanta superbia! Il tartarughino giallorosso poteva essere un ottimo giocatore all’epoca di Rivera e degli abatini, nel calcio lento degli anni sessanta: nel calcio rock di oggi, meglio averlo come avversario facilmente neutralizzabile piuttosto che come titolare “intoccabile”, nella squadra che amiamo. *** Il 30 aprile 1975 gli americani abbandonarono definitivamente il Vietnam dopo 15 anni di guerra insensata… Fa bene “Sette” a ricordarlo, anche in copertina. Il ricordo del Vietnam doveva e dovrebbe accompagnarci, di fronte all’ipotesi di tante altre guerre simili: stupide, strumentali, ipocrite, ingaggiate sempre per motivi del tutto diversi rispetto a quelli dichiarati.  *** “Il Venerdì” dedica la sua copertina al film in uscita di Nanni Moretti (al supplemento de “La Repubblica” sarebbe stata più congeniale la scelta fatta dal supplemento del “Corriere della sera”):  il regista – che adoro per le tante qualità  e detesto per la vanità – ha un ego da recordman: dice che tutti i suoi film sono autobiografici, anche il Papa era lui (dunque anche quella sodomizzazione vista in un altro suo film, dimenticabile?)… Da qualche altra parte ho letto che è contento che Federico Fellini non avesse visto nessuno dei suoi film: nell’ironia Nanni è maestro, un pizzico di autoironia lo arricchirebbe!  *** Infine, chapeau per Ivo Caizzi, corrispondente del “Corriere della Sera” da Bruxelles: con una lettera al direttore uscente, Ferruccio de Bortoli, si è autocandidato alla successione. Confermo: adoro l’autoironia, formidabile quando sia unita, come mi sembra in questo caso, alla sfrontatezza e all’imprevedibilità, alla temerarietà e al coraggio di “metterci la faccia”! Dunque: Caizzi tutta la vita e, soprattutto, attenzione e rispetto per il suo programma di lavoro, scritto per il rilancio e lo sviluppo del Corriere.

CORRIERE DELLO SPORT / DUE ALTRI (PICCOLI) TOCCHI SCHERZOSI

Corriere dello sport

Ricordo questa mia ultima (sfortunata) collaborazione, nel 2014, al Corriere dello Sport – ahimè, ben diverso dallo splendido giornale, il mio primo giornale, in cui fui assunto nel lontano 1965 (e a quel ricordo, e alle figure di Franco Amodei e Antonio Ghirelli sarò eternamente grato), limitatamente al direttore, Paolo De Paola, e all’editore, Roberto Amodei, figlio di Franco. Dissi: “Non mi interessa il compenso. Vorrei però attenzione e rispetto perché sono felice, dopo quasi quarant’anni, di tornare a firmare sul giornale che mi fece diventare giornalista. Delle mie due puntualizzazioni hanno tenuto conto, eccome, solo della prima. Ho scritto tante volte in questa rubrica, e detto altrove, anche in tivu, di questo mio sentimento crepuscolare, romantico e nostalgico: pensate che De Paola e Amodei mi abbiano mai detto una volta, una sola volta, “Grazie per l’affetto?”. Li giustifico, eh: con tutte le cose che i due hanno da fare! Scrissi un paio di mesi fa anche una lettera – che oggi devo considerare patetica – a Roberto Amodei, per dirgli quanto mi sentivo legato sia al giornale sia alla figura del papà. Neanche una riga di replica, tipo: “Ho letto, crepa!” Idem quando, dopo il fattaccio, dichiarai il mio sconcerto e chiesi un incontro, per chiarimento. Silenzio, e nisba. De Paola mi aveva comunicato che l’editore sim era molto “incazzato” perché avevo osato scrivere, qui, in questa rubrica, il mio rifugio professionale riservato agli amici, che “Tuttosport” (edito anche da Amodei) aveva ingolosito Elkann per la Fca  e Urbano Cairo. Giudicato e processato, esonerato, ovvero condannato  – mi vien da ridere – senza neanche essere ascoltato. Obbligato così a dare spiegazioni ai lettori, che me lo chiedono… Ah ah, il mondo è veramente cambiato: Amodei papà mi avrebbe chiamato, per smentire o per riderne, o per darmi qualche chiarimento, in confidenza (e avevo 22 anni!); Ghirelli per questa sciocchezza mai mi avrebbe licenziato, ma con ciò non voglio mica fare un confronto con De Paola, che è un brav’uomo, anzi un uomo d’onore, come Bruto (e io né Cesare, non l’ho presa come una pugnalata, né Antonio). Se a Totò Ghirelli devo essere grato per la mia formazione, a Paolo  sarò sempre riconoscente per avermi invitato – il mondo cambia! – alla sua trattoria preferita, dove si possono mangiare eccellenti friarielli; e anche per le tante cose gentili che mi ha detto, due giorni prima del misfatto. Ultima cosa faceta, ma di questo non ho prove. Una fonte importante mi ha detto che un collega avrebbe fatto “il diavolo a quattro” affinchè io fossi esonerato. Non vi dico il nome: scatenerebbe le battutacce dei miei amici. Ps. La poetessa mia Nobel personale, Fiammetta Jori, mi ha consigliato: “Non ti curar di lor ma guarda e passa! Perchè insistere?” Rispondo: Fiamma cara, insisto perché me lo chiedono e non pubblico ciò che mi hai scritto perché pioverebbero querele e sarei, cornuto e mazziato! Ma forse, per chiudere, uomo d’altri tempi come sono, mi sarei aspettato due parole due di disappunto, da parte di almeno uno dei due disinvolti esonera tori.

cesare@lamescolanza.com

10.04.15