OGGI VI DICO CHE…

Diceva bene Checco a l’osteria:

“Ogni omo deve avécce il suo pensiero”.

Pensi bianco? Si un antro pensa nero,

rispetteje er pensiero e cusì sia.

Vor di’, si te ce trovi in compagnia,

je poi di’: – Tu te sbaji… Nun è vero… –

Ma, sempre semo lì, vacce leggero,

perché ar monno, ce vo’ filosofia.

E scrivetelo drento a la ragione,

che fra l’omo e er principio cambia aspetto.

Io defatti, si in quarche discussione

Trovo che di’ con quarche giovanotto,

quello che sia principio lo rispetto,

ma quelo che sia omo lo scazzotto”.

(Da Li principii, Cesare Pascarella)

COMUNICATORI. ARRIVANO LE PRIME OPINIONI

Comunicatori

Ieri ho manifestato l’intenzione di scrivere un pamphlet sulla figura del comunicatore, figura essenziale nella società moderna. Ho detto anche e riconfermo, di voler tenere conto dei suggerimenti dei professionisti del settore. E subito mi sono arrivate alcune indicazioni. La prima: il comunicatore non deve mai esporsi pubblicamente, sovrapponendosi alla figura del leader di riferimento. Mai. È possibile che il leader abbia problemi di comportamento, di linguaggio, di tendenza alle gaffe, ecc… In questo caso il comunicatore deve sostenere, proteggere e difendere il suo capo con delicatezza e abilità, sempre senza apparire, ma dando suggerimenti e correzioni di tiro con discrezione. Perfetto! Non ho nulla da aggiungere!

 

Un altro punto nevralgico riguarda i rapporti tra il comunicatore e i giornalisti. Qui, a parer mio, ci sono due ulteriori scuole di pensiero. La prima: il comunicatore deve proteggere il suo leader da qualsiasi rapporto diretto, che possa procurare insidie, pericoli, fastidio; la seconda: il comunicatore deve avere la capacità di distinguere tra giornalisti insidiosi o inutili e quelli importanti e utilizzabili con discernimento, e operare di conseguenza, sbarrando le strade all’accesso del capo o no, ma sempre con intelligente diplomazia. Aggiungo che, in queste situazioni, si annida un pericoloso sentimento, la viperetta della gelosia. Spesso il comunicatore desidera essere esaustivo: è sufficiente relazionarsi con lui, non c’è alcuna necessità di avere confronti diretti con i capi. Mi è stato chiesto, quasi fosse una domanda provocatoria, come mi regoli io, d’abitudine. È molto semplice: se il comunicatore è documentato, gentile, esaustivo… di solito rispetto le gerarchie e non avverto l’effimera vanità (tipica invece di tanti colleghi) di avere contatti diretti con i leader, per il piacere, spesso inutile e dannoso, di interpellarli a tu per tu. Ieri ho citato il lavoro straordinario di Alberto Nicolello, alla Fiat negli anni ottanta. Scrissi una lunghissima serie di articoli sull’azienda torinese, senza mai scavalcarlo, nonostante conoscessi direttamente Gianni e Umberto Agnelli, Cesare Romiti e altri alti dirigenti. Se invece il comunicatore non è esaustivo, tira a campare, non è convincente nelle risposte e nelle informazioni… ovviamente, cerco di scavalcarlo in tutti i modi, infischiandomi assolutamente delle sue reazioni. È il comunicatore che deve accontentare me, questo è il suo lavoro; non io lui. Sostengo, salvo frizioni, l’indispensabilità di un reciproco fair play. A titolo di esempio: obbligatorio rispondere a ogni telefonata, anche da parte di interlocutori modesti. Di recente, abbiamo segnalato l’esasperazione di un free lance di fronte all’ufficio stampa di Costa Crociere, assente o evasivo sul caso della Concordia.

PIACE, DISPIACE, NON PIACE, NON DISPIACE

Giorgio_Gori BersaniPapa_Benedetto

DISPIACE che non ci sia maggior trasparenza e chiarezza, in particolare, da parte dei volti nuovi che si affacciano alla politica. In questa fase di totale caos, a fronte del risultato elettorale, indubbiamente paralizzante, le forze politiche vecchie e soprattutto nuove dovrebbero esprimersi in maniera tale da farsi capire all’istante dalla gente lontana dai discorsi allusivi e/o in codice. Quasi per tutti non è così. La dimostrazione più rapida e visibile che la politica vecchia e nuova non ha tratto alcun insegnamento dalle sberle appioppate più o meno a tutti dagli elettori. E in questa deludente palude hanno messo i piedi anche i grillini.

 

NON PIACE, infatti, che i grillini, su evidente ordine di Beppe, non vogliano parlare con i giornalisti italiani, senza eccezioni. Ed è anche inaccettabile che Giorgio Gori, fino a prova contraria tutt’ora un personaggio, se non più il portavoce, vicino a Renzi, commenti in questo modo la clamorosa uscita in silenzio del sindaco di Firenze dalla riunione di direzione del Pd; ritwittando un cinguettio della signora @Mariannalopi che si era espressa così: “A megghiu parola è chidda ca un si rici”#appostosiamo – La miglior parola è quella che non si dice”. Non va bene. Basta silenzi, tatticismi, parole a mezza bocca, toccatine alla siciliana – che hanno stufato anche in Sicilia. Non se ne può più. Parlate chiaro, per favore.

 

PIACE che Bersani abbia rinunciato all’ultimatum: o il mio governo o elezioni. Però avrebbe potuto fare di più. Ad esempio, indicare Renzi come l’uomo scelto dal Pd, sia perché era arrivato secondo alle Primarie, sia per accontentare la richiesta di rinnovamento espressa dall’elettorato. Oppure, evitando di far perdere tempo a tutti, passare la mano a Grillo o ad altro possibile premier, scelto istituzionalmente da Napolitano.

 

PIACEREBBE che Napolitano e Monti, mentre continuano le chiacchiere tattiche della politica, dessero un segno chiaro di rinnovamento del Governo. Il modo? È suggerito, anzi imposto dalla cronaca. La ricostruzione della Città della scienza a Napoli va fatta subito. Subito. E subito vuol dire nei tempi impiegati dai Paesi occidentali più ammirevoli, in casi analoghi.

 

NON DISPIACE che i miei visitatori frughino nella inaspettata vicenda delle dimissioni del Papa, inviandomi mail ed sms molto chiari e concreti. Segnalo il più prevalente: l’ex Papa o almeno il nuovo (ma sarebbe tardi) dovrebbe rendere pubblica l’inchiesta ordinata sui malanni della Chiesa. Concordo pienamente. Segnalo anche quanto eccepisce un mio amico calabrese (in Calabria e in genere nel Sud si dice “sfruculiare”) a proposito dell’uscita di scena di Ratzinger: “Si è dimesso da Papa? Quindi, resta cardinale e dovrebbe partecipare al Conclave, oppure rendere noto che non partecipa al Conclave solo per i limiti di età. Oppure, oggi è un semplice sacerdote? In questo caso, mi sembrerebbe giusto che non godesse di alcuni privilegi, in primis la residenza a Castel Gandolfo e in prospettiva le molestie derivanti da un doppio pronunciamento: quello del Papa futuro e quello dell’ex Papa, o Emerito, che dir si voglia. In tutta questa straordinaria vicenda, la chiarezza non c’è. E poi ce la prendiamo sempre con i politici…”. Concordo nella sostanza, salvo la doverosa forma di rispetto che tutti dovremmo comunque avere nei riguardi del capo e delle vicende di uno Stato straniero.

 

NON PIACCIONO alcune dilaganti parole e modi di dire. Ad esempio, gestire, desistenza, opinione pubblica, società civile, società reale, poteri forti (a meno che non vengano indicati uno per uno nome per nome), agenda – che ormai non è più di Monti di qualsiasi cazzaro – e poi ancora punti programmatici, situazione di stallo, proposta virtuosa, istituzionale e istituzionalmente. Il Paese è spaccato, opportunità, risorsa, radicati pregiudizi, giù le mani da, assolutamente (senza dire se è assolutamente sì o assolutamente no), provincialismo italiano, padri della Patria… e venerandi costituenti…

PAROLE, PAROLE/SPIEGHIAMO I NEOLOGISMI

parole2 (2)

Antitrust. Questo termine definisce il complesso delle norme giuridiche che sono poste a tutela della concorrenza sui mercati economici. Tale complesso normativo, detto anche Diritto antitrust o Diritto della concorrenza, esercita una tutela di carattere generale al bene primario della concorrenza inteso quale meccanismo concorrenziale, impedendo che le imprese, singolarmente o congiuntamente, pregiudichino la regolare competizione economica adottando condotte che integrano intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione dominante e concentrazioni idonee a creare o rafforzare una posizione di monopolio.

 

ASCOLTI TV/SOS CANALE CINQUE CHE IN PRIME TIME NON ARRIVA AL 10% IN PRIMA SERATA. VINCE UN MEDICO IN FAMIGLIA 8 CON 22%. OTTIMO BALLARÒ AL 20%. RECORD STAGIONALE PER LA VITA IN DIRETTA AL 27%

Vince la serata la seconda puntata di Un Medico in Famiglia 8 che ottiene nel primo episodio 6.496.000 telespettatori con il 21,22% e nel secondo 6.145.000 con 23,09%, per una media di 6.303.000 e il 22,18%. Sempre grandi ascolti per Ballarò che registra il 19,92%. Emergenza ascolti per Canale Cinque che con il film Scusa, ma ti chiamo amore porta a casa un magrissimo 9,28%. In access prime time vince di misura Striscia la Notizia con il 20,41% su Affari Tuoi con il 20,38%. Nel day time continua il successo di alcuni approfondimenti giornalistici come Agorà all’11,85% su Raitre, Coffee Break al 7,89% e L’aria che tira al 6,43% su La7. Record stagionale per La vita in diretta che realizza il 27,30% nella prima parte e il 23,10% nella seconda, a 10 punti di distanza dal competitor Pomeriggio Cinque (17,27% e 13,66%). Il 23,49% al Tg1, il 22,34% per il Tg5 e il 7,49% per il TgLa7.

 

06/03/13

 

cesare@lamescolanza.com