OGGI VI DICO CHE…

… “Se il lettore non sa niente della perversione di Proust,  la dettagliata descrizione della gelosia provata da un maschio eterosessuale attento alle esperienze omosessuali di una femmina è assurda, perchè un uomo normale sarebbe solo divertito, deliziato addirittura, a vedere il sollazzo della sua ragazza con un’altra donna.” (Vladimir Nabokov).

BATTUTE TERRIBILI. E MEMORABILI


Dal “Foglio, Andrea’s version”: l’unica spiegazione possibile del fatto che Luca di Montezemolo sia venuto al mondo è che il reato non sussiste. Da “Il Fatto quotidiano, Cattiverie”: sono cominciate le lotte per l’elezione del nuovo Papa, speriamo che sia un credente.

DOMANDE CURIOSE. MA LUIGI ABETE QUANTE PRESIDENZE HA?…


…meno di dieci, più di dieci? o quindici? più o meno? oppure meno o più di venti? Chi lo sa bene (forse neanche il diretto interessato) ce lo dica, dettagliatamente. Certo Abete senior fu presidente fin da ragazzo, quando assurse alla leadership dei giovani industriali.

INTERVENTI ESTERNI


Mi scrive Fiorenzo Spingardi: “Secondo me non c’e’ niente di particolarmente illeggibile o irriferibile dietro le dimissioni nel Papa. Basta aver letto l’ultimo libro di Nuzzi e le carte pubblicate dall’autore: appare piuttosto chiaro che ormai da tempo il Papa non era più in grado di governare i suoi stessi collaboratori o, per lo meno, aveva grandi difficoltà. E chiunque abbia la responsabilità di un gruppo sa che non essere rispettati dai propri collaboratori rappresenta un fardello insopportabile, uno stato di cose non sostenibile, soprattutto per chi ha amor proprio e rispetto di sè. Figuriamoci, poi, se sei il Papa!”.

LUOGHI COMUNI FALLACI. AD ESEMPIO, AL CONI….

Pagnozzi,Malagò
…gli elettori del nuovo presidente, il successore di Gianni Petrucci, sono riusciti a sfatare in un colpo solo due proverbiali modi dire, nel tempio olimpico di De Coubertin, che proclamava: “Importante non è vincere, ma partecipare”. Chiedere a Lello Pagnozzi, sconfitto a sorpresa. Ha vinto Giovanni Malagò. Chissà se il presidente dell’Aniene si ricorda di Nereo Rocco o se, addirittura, ha incentrato la sua campagna elettorale su questo decrepito slogan: “Vinca il migliore!” Nereo Rocco, prima delle partite della sua squadra – il Padova – rispondeva umilmente: “Speriamo di no”. Al Coni non ha vinto il migliore, ma il glamour di Megalò.

HA VINTO “MEGALÒ” E VE LO RACCONTO


Nel 2000 “Panorama” mi chiese un ritratto di Giovanni Malagò: l’ho ritrovato, l’ho riletto e, tredici anni dopo, non cambierei granché, aggiungerei forse qualcosa. Ad esempio, di fronte alla disfida con Pagnozzi, direi che Malagò, in partenza sonoramente battuto, è riuscito a conquistare voti e a superare il rivale grazie alla sua simpatia, al fascino seduttivo, alla capacità di affabulazione. Sarebbe stato un grande direttore di rapporti istituzionali, in aziende – come la Fiat – private o pubbliche. O in ruoli altissimi, comunicatore al Quirinale o a Palazzo Chigi, magari ritoccando qualche eccesso di frivolezza e mondanità. Ora, al vertice dello sport italiano, qualche preoccupazione c’è. Perchè lo sport, in Italia, è qualcosa che va bene: se il resto del Paese funzionasse come lo sport, l’Italia non sarebbe perfetta nè esente da giuste critiche, ma certamente migliore di come si presenta adesso… Comunque, ecco qui.

MALAGÒ, L’UOMO CHE SUSSURRAVA AD AGNELLI…

(“Panorama”, 23 giugno 2000, di Cesare Lanza)

 

Nemici, sembra, nessuno. Invidiosi, tanti. E forse non potrebbe essere diversamente. Bello, ricco, simpatico, seducente, pariolino doc, con mille relazioni importanti, Giovanni Malagò a 41 anni ha il mondo (di Roma) in pugno: intorno a lui, e in una leggenda che si arricchisce giorno per giorno, c’è tutto quello che può rendere invidiabile un maschio adulto italiano, all’alba del Duemila. In primis le citatissime, vere e presunte, relazioni amorose o di tenera amicizia, le frequentazioni chiassose, con flirt o senza, con le più belle ragazze del momento: da Valeria Marini a Elenoire Casalegno, da Martina Colombari ad Anna Falchi, da Monica Bellucci a Carla Bruni. Il vero e il falso (lui, cavallerescamente, parla di «troppe fantasie»), il passato e il presente si mescolano in un gossip instancabile. Con un retroscena: chi lo conosce bene testimonia che nel letto di Malagò la sola femmina con diritto, irrinunciabile, di stabile ospitalità è la bionda e dolce Maud, un labrador di 11 anni (da un anno ce n’è un altro, Frizon, maschio di pelo nero). Maud ha l’abitudine di russare pesantemente, con regale indifferenza verso le altre occasionali ospiti, che a volte, ma inutilmente, se ne risentono.

      Lo chiamano «Megalò». E forse, secondo Paolo Villaggio, la vera star della famiglia è il padre, Vincenzo, neocavaliere del lavoro: un uomo di charme assoluto, inventore del business nel commercio delle auto. Però Malagò junior fa sempre parlare di sè. Dicono che, pur di apparire, darebbe l’anima. Eppure, tutti ammettono che è un cattolico e un padre esemplare: va a messa, ovunque si trovi, ogni domenica, accompagna a scuola, alle 8 del mattino, le due gemelline, Ludovica e Vittoria, avute da Lucrezia Lante della Rovere. Quanto alle mille relazioni, tutte o quasi sono trasformate in un giro di clientela diretta e indiretta, in una incessante moltiplicazione di affari per la sua attività, come agente della Ferrari e della Bmw (è il più grande partner commerciale della casa tedesca nel mondo). Nessuno avrebbe scommesso due lire che il ragazzo dolcevitaiolo, coccolato e viziato, avrebbe raccolto e sviluppato l’attività paterna in un’azienda, la Samocar, con 300 miliardi di fatturato e 250 dipendenti. Dietro la facciata mondana Malagò è un lavoratore tenace, con vocazione di organizzatore («matematico» è un suo modo di dire frequente) e previdente: rinunciò a Rolls Royce e Bentley, quando intuì che il mercato superlusso sarebbe diventato arduo.
Nasce benissimo: per parte di madre, Luisa, nipote dell’ex ministro Campilli e dell’ex governatore della Banca d’Italia Donato Menichella. E oggi spazia dovunque nel mondo politico, dalla Prima alla Seconda repubblica, senza preferenze (anche se per Francesco Storace, neopresidente della Regione Lazio, ha organizzato un pranzo elettorale). Gli attribuiscono velleità elettorali per future elezioni, lui nega in modo drastico. Meglio coltivare, trasversalmente, alcune preziose amicizie. È uno degli interlocutori preferiti da Giovanni Agnelli nelle famose telefonate all’alba: l’Avvocato lo consulta (una volta il prediletto era lo showman Fiorello) su lievità, novità e opportunità della vita romana. Spettegolatissima, come rivelò Panorama, la curiosità di Agnelli per i risultati delle partite a poker in un tavolo, ormai disfatto, composto da Carlo Caracciolo, Claudio Rinaldi, Gianluigi Melega, Pietro Calabrese, Ias Gavronski (con una sola incursione di Giuliano Ferrara, sdegnato dal chiacchiericcio). Chi vince e chi perde? Dicono che Malagò giochi com’è nella vita, brillante, curioso, con bluff sfacciati: vince o perde molto, gioca per divertirsi («E non come se fosse un lavoro» dice di sè «al contrario di Gavronski»). Segnalato anche il rapporto d’amicizia con Michelangelo Antonioni e la moglie Enrica Fico: si trovano a cena, vanno insieme alle prime dei film.

      È generoso. Ha festeggiato i 40 anni nella sua villa di Sabaudia, in una festa per soli maschi,invitando i 40 amici più stretti: a ciascuno ha fatto trovare un regalo «pensato». Nel suo giro ricorrente ci sono Luca di Montezemolo, Barbara Palombelli, Giuseppe Tornatore, Carlo Verdone, Carlo Nervi, Renato De Angelis, Enrico Vanzina, Francesco Sinopoli, Enrico Mentana, Carlo Rossella, Diego Della Valle. Ma resta fedele agli amici dell’adolescenza e non cambia intensità di rapporto, come spesso succede nella capitale, in relazione ai momentanei successi o insuccessi di ciascuno. Frenetico, onnivoro, ingordo della vita: anche in mare, «smanioso», come dicono a Roma, più del fedele marinaio Ettore, al quale è affidato il motoscafo Mediterraneo. Battutista, estroverso, con una passionaccia per la Roma, assomiglia ai protagonisti dei film di Vanzina: anzi in uno di essi ha avuto una parte, quella di un tipo che butta le chiavi della Ferrari al presunto portiere d’albergo, con rischio di furto (episodio reale: per un’analoga noncuranza Malagò si vide rubare l’auto da un posteggiatore d’occasione, davanti al Jackye Ô).

Quanto agli amori, lì si ritorna puntualmente, parlando del giovane Malagò; la sua storia più importante, e sfortunata, fu con Polissena di Bagno, erede dei Malatesta di fama dantesca. Matrimonio sfarzoso, tutti in tight, ma di brevissima durata. Storici maliziosi insinuano che si trattò di un dispetto romantico di Polissena verso Carlo Perrone, con cui oggi lei si è risposata (quattro figli). Mai più nozze, invece, per Giovanni, di cuore al fondo fragile e sensibile, bruciato da quella esperienza.

      Tra i molti incarichi sociali, per lo più nel mondo dello sport, Malagò è presidente, votato e rivotato, del prestigioso circolo Canottieri Aniene. L’ultimo trip è l’approccio alla cultura: si mette in testa di darsi una vernice intellettuale, costringe gli iscritti del circolo, forse poco inclini, a una serata dedicata alle letture dantesche di Vittorio Sermonti. Ed è anche un po’ permaloso, anzi «fumantino», secondo il gergo romano. Nell’ultimo Natale, alla fiaschetteria Beltramme (famosa dagli anni 50, ospite fisso Ennio Flaiano), un gruppo di amici si riunì per una tombola: premi in palio, deliberatamente, gli oggetti più kitsch. Qualcuno portò un libro d’oro, illustrato, del circolo Aniene. Malagò ne rise. Ma si arrabbiò moltissimo quando l’episodio finì sul Messaggero e gli iscritti dell’Aniene, infuriati, gliene chiesero conto. Ma, al di là di malizie e malignità, il successo crescente di Malagò non sembra resistibile: anzi, direbbe lui, è «matematico».

PAROLE, PAROLE/SPIEGHIAMO I NEOLOGISMI


App
. Con il neologismo app s’intende una variante delle applicazioni informatiche dedicate ai dispositivi di tipo mobile, quali smartphone e tablet. Il termine, deriva proprio dall’abbreviazione di “applicazione”. Un’app per dispositivi mobili si differenzia dalle tradizionali applicazioni sia per il supporto con cui viene usata sia per la concezione che racchiude in se. Si tratta a tutti gli effetti di un software che per struttura informatica è molto simile a una generica applicazione ma è caratterizzata da una semplificazione ed eliminazione del superfluo, al fine di ottenere leggerezza, essenzialità e velocità.

ASCOLTI TV/RECORD ASSOLUTO PER VOLARE – LA GRANDE STORIA DI DOMENICO MODUGNOCON 11.385.000 E IL 38,98%. BENE BERSAGLIO MOBILE AL 6,27%. BENE RAIUNO NELLE 24 ORE AL 24,08%. PORTA A PORTA CON BERSANI AL 25%.

Record di ascolti per Volare – La grande storia di Domenico Modugno con 11.385.000 telespettatori e il 38,98% di share. Con questo risultato, la fiction con Beppe Fiorello e Kasia Smutniak, è la più vista dal 2005; successo anche nella fascia 25-54 anni con 3 milioni 739 mila di ascolto medio e 31.00%. Restano le briciole alle altre reti in prime time: Canale Cinque con la prima tv di Harry Potter e i doni della morte – Parte I ottiene un modesto 10,29%. Bene le interviste di Mentana a Bersani, Berlusconi e Monti in Bersaglio mobile che ottengono il 6,27%. Ottimo risultato nelle 24 ore per Raiuno che ottiene il 24,08% grazie alle ottime performance di Unomattina (22,45% e 24,46%), Unomattina Rosa(20,12%), La vita in diretta (25,03% e 20,01%) ed Affari tuoi (22,65%). Pierluigi Bersani ospite diPorta a Porta ha registrato il 24,96%, nel corso della puntata Bruno Vespa gli ha regalato un giaguaro di peluche al leader del Pd. Tg1 è il telegiornale più seguito con il 22,79%, il Tg5 al 21,80% e il TgLa7all’8,04%.

UNA FOTO AL GIORNO

di Maria Antonietta Serra

IN BOLLA

 

20/02/13

cesare@lamescolanza.com