OGGI VI DICO CHE… LA STAMPA? ECCO LA BATTUTA PIU’ FAMOSA

“Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente”. (Orson Welles, “Quarto potere”, 1941)

ATTUALIZZANDO… LA REPUBBLICA /
1. DA EZIO MAURO A MARIO CALABRESI

ezio mauro mario calabresi

Abbiamo avuto notizia ufficiale che a giorni ci sarà un cambio di direzione al vertice di “La Repubblica”: Ezio Mauro lascia l’incarico, gli subentrerà Mario Calabresi, che attualmente dirige “La Stampa”. Cosa dire? La direzione di Ezio Mauro è stata eccellente. Mi dispiace che non abbia voluto proseguire e battere almeno il cosiddetto record di Eugenio Scalfari: perché fondare e inventare un grande giornale é stata un’impresa storica, ma il lavoro di Mauro – consolidare e conquistare primati importanti, in condizioni infide e difficili, senza (inizialmente) il carisma di Scalfari – è stato di importanza superiore. E credetemi: per uno tosto come Ezio la vita comincia adesso, in privato e seguite la mia scommessa… anche per il lavoro. Temo che con Calabresi molte cose rischieranno di sfasciarsi. Ezio Mauro aveva una impressionante completezza: l’amore per il lavoro, incollato alla sedia, mai cedimenti (in una città come Roma!) alla mondanità e alla dolce vita, competenza e cultura, passione politica, qualità di scrittura, astuzia e intelligenza, spregiudicatezza senza mai violare il rigore etico (direi tipicamente piemontese), capacità di comando… e potrei continuare, senza dimenticare il percorso, all’origine era uno straordinario cronista, all’arrivo un editorialista/opinionista di assoluto rilievo. Mi resta il rimpianto di non aver potuto lavorare con lui: abbiamo avuto rapporti sporadici, corretti, rispettosi; mai, per dire, una sola volta a pranzo insieme. Non gli rimprovero proprio nulla? Ma sì: qualche pregiudizio (non consapevole, giurerei) e qualche entusiasmo eccessivo (tanto per fare un nome, verso il sopravvalutatissimo Roberto Saviano).
Sinceramente, temo che Calabresi avrà un compito impervio. Mi sembra snob, con una visione parziale della vita e di conseguenza del giornale. Bisogna augurargli di farcela, “La Repubblica” è un patrimonio editoriale nazionale.

LA REPUBBLICA / 2. CHI AVRESTE SCELTO AL POSTO DI DE BENEDETTI?
TRE, ANZI CINQUE NOMI…

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Vi propongo questo divertissement salottiero, ma non troppo. Al posto dell’editore Carlo De Benedetti avreste scelto Calabresi (nome di rilievo, era candidato fino a qualche mese fa alla direzione di “Il Corriere della Sera”) oppure un altro giornalista? Vi anticipo, e leggetemi qui sotto. In ordine alfabetico, Giulio Anselmi, Ferruccio de Bortoli, Paolo Mieli. Ciascuno dei tre avrebbe assicurato la “tenuta” del giornale al livello a cui è arrivato con Scalfari e poi, e soprattutto, Mauro. Ma, con la follia che mi caratterizza, aggiungo due nomi: con spericolatezza cauta, Giovanni Valentini. Con spericolatezza, follia assoluta, Marco Travaglio. E qui sotto vi spiego perché.

LA REPUBBLICA / 3. AL POSTO DI CDB LE MIE RIFLESSIONI…
TRE MAESTRI, ANSELMI, DE BORTOLI, MIELI…

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Allora: 1. Anselmi è stato direttore dell’Espresso, vice direttore del “Corriere”, leader in ruoli istituzionali coma l’Ansa e la federazione editori. Avrebbe dato garanzie di correttezza, è sufficientemente di sinistra per essere accettato senza obiezioni all’interno dai giornalisti, e all’esterno dai lettori. Avrebbe dato continuità alla linea politica e alla struttura del giornale.
2. De Bortoli è il pontefice del giornalismo e ugualmente avrebbe assicurato una tenuta assoluta di copie e prestigio, con un naso finissimo nell’avvertire i cambiamenti di vento. E tuttavia, come avrebbero potuto la redazione e i vertici di “La Repubblica” accettare, al timone, il giornalista che ha diretto per lustri il quotidiano antagonista? Giusto e, logico, però… Politicamente, aggiungo due evidenti riflessioni: la prima, Ferruccio ha attaccato senza mezzi termini Renzi, e dalla maggioranza del Pd di recente è stato sabotato per la designazione nel cda della Rai; la seconda: forse avrebbe delicatamente spostato la linea politica ed editoriale (con vantaggi di diffusione, a mio parere) dalla posizione attuale di vibrante sinistra a un più moderato centrosinistra.
3. Mieli, più brillante e creativo (Gianni Agnelli diceva che aveva messo la minigonna al “Corriere”) avrebbe portato qualche imprevedibile innovazione. E’ uno storico coltissimo, un indecifrabile stratega: Cesare Romiti mi disse una volta che nessuno al mondo mai potrebbe immaginare che cosa veramente Paolo abbia in mente… Anche lui avrebbe assicurato tenuta e a suo modo continuità, certamente con qualche novità.

LA REPUBBLICA / 4. ALTRE DUE FANTASIOSE IDEE, ANZI TRE.
VALENTINI, TRAVAGLIO E GIANNINI

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Altre possibili candidature? 4. Giovanni Valentini, una vita nel gruppo editoriale, prima come direttore di “L’ Espresso”, poi per lustri l’editorialista di “La Repubblica” (con ruggini risapute nel rapporto con Mauro. Poteva essere una eccellente scelta di transizione: spina dorsale da leader, polemista, ottimo scrittore, cresciuto e affermatosi nel giornale…
5. Infine, una lanzesca ipotesi spericolata, a cui certamente De Benedetti e i suoi consiglieri non hanno pensato neanche per un istante: Marco Travaglio. Perché? Perché è certamente il più autorevole giornalista della sua generazione, con cabbasisi di acciaio. Una scelta rivoluzionaria, del tutto impensabile? Certo, e di più. Ma a me la rivoluzione piace, in questi tempi paludosi, l’azzardo mi attira anche di più. E, last but not least, Travaglio una certezza l’avrebbe data: le notizie, qualsiasi notizia, le dà a “Il Fatto” e le avrebbe date anche a “La Repubblica”, con la stessa insolente libertà di mente. Mica pizza e fichi, male, se ricordate Alan J. Pakula in “Tutti gli uomini del Presidente”… “Io non amo la stampa. Non ho simpatia per la superficialità e le inesattezze.”
Nient’altro da dire? Mah, se Massimo Giannini non si fosse indebolito lasciando il giornale per frettolose tentazioni televisive, poteva essere una persuasiva, più o meno come Valentini, soluzione: avrebbe avuto tutte le carte in regola, O no? Fatemi sapere.

LETTERA ALLE MIE AMICHE, GIORNO PER GIORNO /
LUISA MONTOLIVO D’ANGELO

Livia Montolivo D'angelo

Oggi la mia lettera è per la mia amica Luisa Montolivo D’Angelo. E’ un bravissimo ex avvocato, a Genova (specializzazione nel diritto di famiglia). Di più, professionalmente: una di quelle (pochissime) persone di cui penso che qualsiasi cosa avesse scelto di fare nella vita, il successo sarebbe stato sicuro. Lei ha cuore, cervello, orgoglio, dignità, rispetto della persona (che è un dovere costituzionale, lo ricordo sempre!), libertà e indipendenza di mente. Ora è una nonna tenerissima. Ma Luisa non è certo una tradizionale figura di quell’alta borghesia, ormai quasi scomparsa, a Genova come dovunque: sì, lo è, un’aristocratica e illuminata borghese, ma solo questo, la sua casa è una grande barca amica, e lei ne è la nocchiera, con istintiva e affettuosa accoglienza per tutti, amici e parenti, ragazzi e ragazze, non sono mancate le cucciolate di cani, forse anche di gatti, e comunque sempre assidue le creature umane (e disumane) bisognose di un sostegno spirituale e/o anche pecuniario, non importa. Un circo allegro e stravagante, divertente, coinvolgente – in cui i saltimbanchi (quorum ego) si mescolano con celebri e assennati professionisti e geniali, estrosi innovatori. Con il tacito, paziente e a volte sbalordito assenso del marito, Andrea, e dei due figli, Antonino e Filippo, ben dotati di inesauribile ironia.
Cara Luisa, ti divertirà ricordare – non negare, avrai dimenticato! – come ci conoscemmo, all’inizio degli anni settanta. Ci presentò un comune amico, Marco Benedetto, in una cena. A un certo punto dissi che adoravo il pesce azzurro, ma che le acciughe impanate – vado in delirio, se l’olio per la frittura è buono e nuovo – non si trovano nei ristoranti: forse perché costano poco. Se non ricordo male, aggiunsi che Leda, la mia amatissima prima moglie, non me le faceva mai trovare in tavola. Davvero introvabili? Bene: il giorno dopo un fattorino mi consegnò a casa un tuo regalino inaspettato. dieci chili, forse più, di meravigliose acciughe fresche! Ironia, generosità, spontaneità: per queste qualità considero te e Andrea, i miei amici della vita, o del cuore, come si dice spesso, a volte frettolosamente. Nessuna fretta invece, per me: è ciò che sento, da tanti anni. Mi siete stati sempre vicini, pazienti ed equilibrati davanti ai miei entusiasmi e alle mie depressioni. Forse vi ho anche divertito, con battute, paradossi, follie ed estrosità: solo così potevo ricambiare. Quanto mi avete dato! – a cominciare da quel pesce azzurro, e ho scelto questo ricordo per non commuovermi: quel regalo, le acciughe, sono una metafora della forza del legame che ci avrebbe unito. Lo intuii subito, d’istinto. Luisa e Andrea, restatemi vicini, fino alla fine: mi date forza, voglia di vivere.

cesare@lamescolanza.com
26.11.2015