OGGI VI DICO CHE… IL CINEMA É DIVINO

“Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio”. (Federico Fellini)

ATTUALIZZANDO… SCANDALOSE VALUTAZIONI PER GLI OSCAR

Oscar2016 (1)Sto andando a vedere i film premiati con gli Oscar 2016. Sono allibito. Ho visto un capolavoro assoluto, doctor “The Danish Girl”, perfetto per regia, sceneggiatura, recitazione e, in particolare, per la fotografia (a memoria, non ne ricordo di uguale livello, negli ultimi anni). Non ho ancora visto “Il caso Spotlight”, premiato come il miglior film, lo farò appena possibile, mi risulta difficile pensare che “The Danish Girl” non fosse meritevole dell’Oscar più importante. Curiosamente, è stata premiata come attrice non protagonista Alicia Vikander, in scena dalla prima all’ultima immagine: se non è protagonista lei, chi potrebbe esserlo? Non è stato premiato Eddie Redmayne, inglese, 34 anni, pluripremiato – anche con l’Oscar 2015 – per il film biografico “La teoria del tutto”. Quest’anno si è fermato alla nomination, ma di Oscar ne avrebbe meritati due per la recitazione, visto che interpreta il ruolo del protagonista, sia nell’identità maschile che femminile. Un’autentica ingiustizia! Per di più, se si pensa che l’Oscar 2016 è stato attribuito, politicamente direi, a Leonardo DiCaprio per “The Revenant”, in cui il bravo attore quasi non apre bocca, e comunque la prestazione è inferiore a tante altre sue precedenti (inspiegabilmente mai premiate).
Non basta: per me “Room” è un lungo, in parte noioso, telefilm ben fatto, Brie Larson, premiata come migliore attrice protagonista, è assolutamente inferiore, come già detto, alla bravissima Vikander. Ma il vero obbrobrio è che “The Danish Girl” non solo non sia stato premiato come miglior film, ma neanche per la regia e addirittura per la fotografia (ambedue i premi attribuiti a “The Revenant”). Aspetto obiezioni e consensi. In fondo i film sono le favole dell’era moderna, a me da bambino nessuno ha mai raccontato una favola, quindi – forse – non sono attrezzato a capire: mi fido però del mio istinto e dei miei giudizi.

L’ESPRESSO / LA STAMPA / MARCHIONNE / SVETTA FERRARA

Merlo_FerraraAvevo promesso (o minacciato) ieri di occuparmi più a fondo della rivoluzione editoriale che ha portato all’inedita alleanza fra Carlo De Benedetti, dominus ormai pressoché incontrastato del mercato, e FCA, nonché l’uscita torinese dal gruppo di azionisti che controllano “Il Corriere della Sera”. Ma il caso è complesso assai e le mie fonti sono variegate. Forse – forse – ci tornerò lunedì, al momento ho una segnalazione cruciale da farvi: gli interventi fondamentali su “Il Foglio”, firmati da Giuliano Ferrara e Salvatore Merlo. Le scintille di Ferrrara sono più che mai principesche: “Fatemi ubriacare con Marchionne… prendere un cesso italiano, comprarne uno americano sulla fiducia, intortare i massoni di Washington, cambicchiare l’intorpidita Italia, e tutto partendo da Chieti, non da Mediobanca. Oltre Rcs. Storia di Sergio, dreams of my managers…”. Meraviglioso Giuliano! “Come e perché Marchionne ha sbaragliato un establishment che lo detestava”.
Formidabile anche Merlo nella sua ricostruzione: “Ci voleva Marchionne. Ha sbloccato la fusione tra Rep e Stampa e ha convinto la famiglia Agnelli – Elkann a fuggire da Rcs. Il futuro di Fiat e la scommessa del Corriere: mai più come l’Onu”. Leggete e divertitevi. “Elkann e De Benedetti, l’orso e il ballerino, sembrano fatti per non capirsi, e infatti mai, prima di mercoledì, si erano capiti”. Questo è giornalismo: da leccarsi i baffi.

MA DAVVERO LA FIAT HA SALVATO TRE VOLTE IL CORRIERE?

Elkann_MArchionne_DeBenedettiDirei proprio di no e solidarizzo con i giornalisti di Via Solferino, dove 40 anni fa ho avuto il piacere e il privilegio di lavorare dirigendo il mitico Corinf. L’affermazione del comunicato della Fiat è esagerata, diventa quasi una provocazione: davvero i salvataggi sono tre? Due basterebbero, peraltro molto discutibili. Il primo fu, ai miei tempi, l’ingresso a favore di Giulia Maria Crespi, e presto la Fiat se ne uscì, con un importante guadagno. Il secondo, al centro di irrisolte polemiche, in coincidenza con il caso Calvi/P2, quando Torino intervenne, ma l’erede della saga Rizzoli – Angelo, da poco defunto – si considerò, cifre alla mano, spolpato, se non rapinato dai nuovi azionisti. Il terzo “salvataggio”, si presume, dovrebbe essere l’aumento di capitale sostenuto dalla Fiat per consolidarsi come azionista di riferimento di Rcs, ovvero del Corrierone. Un aumento di capitale continuamente svalutato e i giornalisti (non da oggi, ma oggi più che mai) ricordano sciagurati investimenti in Spagna, la depauperazione del patrimonio con la vendita dello storico edificio in Solferino, l’impoverimento e le perdite delle varie testate, i bilanci sempre sofferenti. Più che di salvataggi, storicamente si dovrà parlare di impropri inserimenti in una casa editrice che funzionava all’avanguardia europea, con il “Corriere” protagonista assoluto (adesso l’antagonista “Repubblica” gli contende il primato). Sparita FCA, principale azionista, gli altri proprietari dovranno trovare nuovi compagni di viaggio, e non sarà facile. Saranno milioni buttati al vento, salvo una tempestiva e miracolosa ristrutturazione. In questo caso, i giornalisti del “Corriere” e della “Gazzetta dello Sport” – incolpevoli, anzi meritevoli – giustamente temono tagli, ovvero licenziamenti e ridimensionamenti brutali.

COMUNICATORI / ER MEJO DI UNA VOLTA, ER MEJO DI OGGI

primo collageForse, come le mezze stagioni, non ci sono più i comunicatori di una volta? Il dubbio è ragionevole, come a volte si dice in tribunale… Ho avuto la fortuna di conoscere alcuni tra i grandi comunicatori di una volta: Mario Zamorani, Roberto Caravaggi, Carlo Bruno, Gian Paolo Cresci, e aggiungerei (Fiat metà anni ’70) Luca di Montezemolo e Marco Benedetto. Aiutatemi ad infoltire questa corta lista di super professionisti. Aggiungerei Luigi Bisignani in Montedison, e Bisi resta d’obbligo anche nell’elenco di oggi, dopo un formidabile potere, ma anche infinite traversie. E chi c’è nell’elenco di er mejo di oggi? Stefano Lucchini, Gianluca Comin, Lodovico Passerin d’Entrèves (mitico, ieri ed oggi, a Torino non riescono a farne a meno), Fabio Corsico, Mauro Crippa, Simone Migliarino (che ha avuto il merito, con la sua professionalità, di conquistare la fiducia di Marchionne, all’inizio molto prudente), Costanza Esclapon, Luigi Vianello (che ha saputo gestire un tipino come Geronzi), Paolo Bruschi, Massimiliano Paolucci, Guido Rivolta. Vogliamo aggiungere anche il giovane Stefano Mignanego, degno figlio di Piero Ottone? E anche, per simpatia e buona memoria, Bepi Nava e Sasà Toriello, oggi un passo indietro? Non tutti sono comunicatori nel puro significato della parola, ma quasi tutti detengono un notevole potere nel settore e nei territori contingui, politica, finanza, società in generale.
Lasciatemi dire che lo spessore dei grandi comunicatori degli anni ’80 e ’90 era più rilevante, e temuto, di quello degli specialisti di oggi. E c’è una spiegazione. Oggi, ci si affida soprattutto ai giornalisti. Ma, con buona pace dei miei colleghi, una cosa è dirigere la comunicazione (relazioni istituzionali, di lobby, d’informazione), altra cosa è il giornalismo. Sarebbe come dire che un grande comunicatore – due nomi a caso, Bisignani e Comin – sarebbero pronti e attrezzati a dirigere un giornale (per dirla tutta, si, lo sarebbero). Dubito che i giornalisti siano ben attrezzati ad avere responsabilità di comunicazione in grandi aziende o industrie.
Scrivendo, per malizia, mi è venuto in mente di segnalare non solo er mejo del bigoncio ma anche il peggio. I primi nomi che mi vengono in mente sono Fabretti, Finmeccanica, Dompé che ahimè si dichiara genoano, Telecom, Carabini, Ferrovie. Anche su questo versante datemi indicazioni, proposte e critiche.
collage peggiori com

cesare@lamescolanza.com
04.03.2016